@Skillellé è dunque davvero pronto per il mondo. Lo è, quando il mondo che decide di percorrere e indagare è quello arso e poetico di ABSOLUTELY NOTHING, autentica sfida narrativa, ed editoriale al contempo, di Giorgio Vasta per la coedizione Quodlibet-Humboldt, alle stampe nel 2016. Lo scrittore e sceneggiatore siciliano, ospite della manifestazione I LIBRI AIUTANO A LEGGERE IL MONDO 2019, si confronta con il pubblico e con la vivacità di Ilide Carmignani, venerdì 15 novembre alle ore 18.30, negli spazi della Fondazione di Sardegna, in via San Salvatore da Horta, 2 a Cagliari.
Un incontro destinato a generare spaesamento, o a suggerire inaspettate possibilità di orientamento negli spazi del pianeta e dell’esistenza. Storie e sparizioni nei deserti americani: questo il sottotitolo di un libro che non può dirsi semplicemente il reportage di un viaggio insolito, né il resoconto di una bizzarra spedizione che, a bordo di una jeep, ha tagliato una lunga porzione di territorio statunitense – 8000 km, dalla California alla Louisiana – e che ha messo in stretta relazione per due settimane tre sguardi e tre linguaggi narrativi: quelli di Giovanna Silva, fotografa e responsabile dell’edizione del progetto; quelli di Ramak Fazel, fotografo statunitense con radici iraniane; e quelli di Giorgio Vasta, appunto: lucidi e visionari. Tre percezioni in movimento, nell’anno 2013, attraverso l’Arizona, il Nevada, il New Messico, il Texas. Terre introdotte da un cartello giallo su cui campeggia, in colore nero, una scritta di eloquente sintesi: «ABSOLUTELY NOTHING – NEXT 22 MILES». Ventidue miglia di nulla. Di aree deserte di svuotata estensione, di residui di città che sono state e non sono più, di cimiteri di aeroplani abbandonati e di donne e uomini che vi si muovono nel mezzo, presenze surreali e di incredibile concretezza. Una storia che non si fa autobiografia e non risponde ai canoni di una pura finzione narrativa, non è guida di viaggio né percorso letterario. Un’esperienza della parola, forse, che nell’indicibilità del deserto compie lo sforzo di trovare un linguaggio che a quel vuoto restituisca una consistenza, una tra le esistenti, e riconosca una possibilità di senso a ciò che di solito viene percepito come del tutto irrilevante, perché ridotto in pezzi, bruciato e sventrato. Lo spaesamento è dello spazio e nello spazio, ed è insieme del tempo e nel tempo. Non c’è ordine cronologico che rassicuri, la linearità della successione di accadimenti si aggroviglia disordinando memoria e dimenticanza, invenzione e piano reale, fin quasi a privare la cosiddetta realtà di significato. Lo spazio attraversato sul sedile posteriore di una jeep, gli occhi oltre un finestrino, immagini e immaginazioni in un fluire ininterrotto di nulla che dialoga col nulla, le parole che sperimentano la frustrazione di non vedere loro riconosciuta la funzione più addomesticante: nominare le cose, farle esistere in quanto tradotte in sillabe. Lo spazio svuotato è scenario di miraggi e di sparizioni, sfida l’ordine e la sua comprensione. Giorgio Vasta riesce in tutto questo immane sforzo, che sembra superare per definizione la capacità dell’essere umano: restituire la fatica di un incontro con ciò che desertificato, riportarne lo spaesamento, raccontarne la bellezza e descrivere il sollievo, a tratti, di sentirsi marginalità in vaste terre di margine.