Alla Comunità La Collina 12 marzo, con Luigi Manconi, Giovanna Del Giudice, Valentina Calderone, Don Ettore Cannavera sui temi della legittimità dell’uso della contenzione fisica

Luigi Manconi, 8 novembre 2015, Biblioteca Provinciale, Cagliari.Sabato 12 marzo, alle ore 17:00 presso la Comunità La Collina, in località S’Otta a Serdiana, si svolgerà l’incontro pubblico dal titolo Sleghiamoli subito! Un confronto sui luoghi della privazione della libertà tra dignità e negazione dei diritti umani, organizzato in collaborazione con la Comunità La Collina Onlus, A buon diritto Associazione per le libertà, l’Associazione Cooperazione e confronto Onlus, l’Unione nazionale delle associazioni per la salute mentale (UNASAM), l’Associazione Sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica (ASARP), la cooperativa sociale il Giardino di Clara.

L’incontro inizierà con la proiezione del film 87 ore, regia di Costanza Quatriglio, un documentario prezioso per far luce sulle ultime ore di Franco Mastrogiovanni e aprire una discussione seria sulla legittimità dell’uso della contenzione fisica nei reparti psichiatrici degli ospedali e sull’uso sempre più frequentemente negativo dei trattamenti sanitari obbligatori.

Al termine del film, anche a partire dalla presentazione del libro E tu slegalo subito, Edizioni Alphabeta, Collana 180, 2015, di Giovanna De Giudice, inizierà il confronto con Luigi Manconi, Presidente della Commissione diritti umani del Senato, don Ettore Cannavera, fondatore della Comunità La Collina, Giovanna Del Giudice, Presidentessa della conferenza permanente salute mentale nel mondo F. Basaglia, Valentina Calderone, direttrice dell’associazione A Buon Diritto, Natascia Casu, figlia di Giuseppe Casu e rappresentante del comitato Verità e Giustizia per Giuseppe Casu, Gisella Trincas, Presidentessa UNASAM, l’unione nazionale delle associazioni per la salute mentale. Il confronto sarà coordinato da Roberto Loddo, Presidente della conferenza regionale volontariato e giustizia della Sardegna.

L’uso delle fasce, dei letti di contenzione, sopravvissuto alla chiusura dei manicomi, è la prova più chiara di quanto sia ancora viva l’immagine del matto pericoloso e incurabile e quanto sia giustificata e tollerata la domanda di controllo e di segregazione. In molti dei luoghi di cura si ricorre alla contenzione, ma si fa tutto il possibile perché non se ne parli. Salvo quando capita l’incidente. Francesco Mastrogiovanni, maestro di cinquantotto anni, muore nel servizio psichiatrico di Valla della Lucania nell’estate del 2009, dopo quattro giorni di contenzione; nel 2006 presso il servizio psichiatrico dell’ospedale “Santissima Trinità”, moriva in circostanze analoghe Giuseppe Casu, rimasto legato al letto per una settimana. E sono solo due delle morti di cui siamo a conoscenza.

In Italia la contenzione è una pratica diffusa sia nei servizio psichiatrico ospedalieri che negli istituti che si occupano di anziani e negli istituti che accolgono bambini e adolescenti. Eppure esistono luoghi dove è stata abbandonata, luoghi dove medici e operatori accettano di interrogarsi e considerano un fallimento terapeutico l’uso delle fasce e dei letti di contenzione.

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