VI Edizione 2015 – Il lavoro nel cuore

Nel giorno della Festa dei Lavoratori, la storia di Adriano Olivetti: un industriale visionario che non ha solamente “creato lavoro”, ma ne ha fatto lo strumento privilegiato per la costruzione di una società di tipo nuovo, a misura d’uomo, una terza via alternativa al capitalismo e al socialismo. Una storia luminosa e piena di futuro, che Le Voci del Tempo raccontano mescolando musica e parole, emozioni e ricerca.

Venerdì 1 maggio 2015, ore 21.30
CAP10100, C.so Moncalieri 18, Torino
Info e prenotazioni www.cap10100.it
Telefono 011/6603725, Mail cap10100@gmail.com

Prima dello spettacolo, è previsto un incontro col filosofo Alberto Peretti dedicato al Lavoro Italiano, a ciò che lo distingue nel mondo e che lo rende una straordinaria opportunità per la rinascita economica e civile del nostro Paese.

“Direction Home. Un viaggio nell’Italia di Adriano Olivetti”

Adriano Olivetti è stato industriale, pensatore, editore, politico, urbanista: concepì la fabbrica come luogo in cui produrre bene e non soltanto beni, mezzo e non fine, cuore di una comunità nuova e alternativa al capitalismo e al socialismo. Lo spettacolo utilizza il linguaggio altrettanto visionario e senza tempo di Bob Dylan, dando vita a un suggestivo gioco di rimandi in cui la campana olivettiana (simbolo del Movimento Comunità) e quella dylaniana (metafora di libertà) paiono cantare assieme e sotto lo stesso cielo. “Direction Home” ha ispirato la realizzazione di “Adriano Olivetti, un secolo troppo presto”, il fumetto di Marco Peroni e Riccardo Cecchetti (Edizioni BeccoGiallo, terza ristampa) premiato con la “Miglior Sceneggiatura” al Festival Internazionale del Fumetto di Napoli “Comicon 2012” e definito da Furio Colombo “forse il più bel testo di politica contemporanea”.
Il merito inedito di questo lavoro è quello di liberare finalmente Adriano Olivetti dal tradizionale linguaggio con il quale fino a oggi la sua vicenda è stata affrontata. (Beniamino de’ Liguori Carino, direttore editoriale delle Edizioni di Comunità e consigliere della Fondazione Adriano Olivetti).

Alberto Peretti

Filosofo, counselor filosofico, formatore. Insegna Filosofia del Lavoro e delle Organizzazioni. Da tempo si occupa del tentativo di riconciliare lavoro e vita, logiche produttive e ricerca di una vita professionale degna di essere vissuta. Ha scritto, tra l’altro, “I giardini dell’eden. Il lavoro riconciliato con la vita”, Liguori; “La sindrome di Starbuck. Il lavoro attraverso la letteratura”, Guerini; “Il lavoro italiano come arte di vivere. Per una rinascita economica e civile”, Ipoc.

Dall’introduzione di Marco Peroni all’ultimo libro di Alberto Peretti “Il lavoro italiano come arte di vivere” (Ipoc)

Non si sente quasi mai parlare di lavoro vivo, ma di occupazione e disoccupazione, posti guadagnati e persi, norme e contratti, facilitazioni e tassazioni. Di praticantato, scatti, anzianità, pensionamento. Non si sente quasi mai parlare di cosa sappiamo fare, di cosa vogliamo fare, di cosa viviamo per fare. Di capolavoro, di maestria, di vocazioni, in definitiva di lavoro come dimensione in cui poter provare a vivere se stessi pienamente. Risultando poi, proprio per questo, autenticamente produttivi. Di questo passo, il rischio è duplice: da una parte, diventare esperti di una cosa solamente, e cioè di quello che non si è tenuti a fare; dall’altra, scambiare la modernità con l’invocare la Ripresa invece della Provvidenza (…). Ma come la bellezza comincia dallo sguardo e i valori dai comportamenti, e non viceversa, una nuova e più completa ricchezza non può che cominciare da un lavoro rinnovato. Una rivoluzione silenziosa di cui il nostro Paese ha un bisogno disperato. Occorre un pensiero che la prepari, finalmente non d’importazione, un intellettuale che la fondi su basi storiche e teoriche solide, che la proietti oltre l’intuizione. Ecco perché considero Peretti e questo suo libro così importanti: perché mi pare assolvano a questo difficile compito

Vi diamo il benvenuto nella versione aggiornata del sito, con due brevi stralci del discorso che Adriano Olivetti fece nel 1954, ad Ivrea, in occasione della tradizionale cerimonia alle Spille d’Oro ai dipendenti con almeno 25 anni di lavoro in fabbrica. Ha in sé il concetto di lavoro che condividiamo.
Buon Primo Maggio a tutti

discorso adriano(…) Ora i tempi, che non vorrei fossero troppo cambiati, non mi consentono di dedicare molto tempo, come vorrei, a ciascuno di voi, di parlare con le Spille d’Oro dei tempi passati, degli episodi comuni che hanno segnato il cammino della fabbrica tra ore difficili e ore liete, tra il vecchio e il nuovo, tra l’ordine e il disordine, tra il bene e il male di ogni umana vicenda. Ma la Spilla d’Oro sa che il cemento che ci lega è l’amore per l’opera che abbiamo insieme compiuta e alla quale ciascuno di noi ha dato, nella misura delle sue possibilità e in proporzione delle sue forze, tutto il suo contributo, con umiltà, pazienza, tenacia. La Spilla d’Oro sa che questi valori, talora oscuri, non sempre appariscenti stanno nel cuore di ognuno e nel cuore della fabbrica. C’è una lampada accesa, c’è una lampada accesa in questo cuore ed è la presenza del suo fondatore. Lo spirito dell’ing. Camillo aleggia su di noi, da questa statua onorata per la nostra protezione, per l’avvenire nostro, per le nostre più disperate speranze. La Spilla d’Oro sa che niente si improvvisa e che non si creano miracoli. La Spilla d’Oro ha visto 25 anni della vita di fabbrica e sa riconoscere il giusto dall’ingiusto, l’improvvisato dal meditato, il facile dal difficile, in una parola il bene dal male. Per questo le Spille d’Oro sono come pilastri fondamentali sui quali posa la saggezza della nostra fabbrica. I giovani guardano ad esse con riconoscenza perché esse hanno loro spianato il cammino, ora più facile, perché a loro volta essi preparino alle nuove generazioni una vita più alta e migliore. Di questa ansia di progresso siamo tutti partecipi, ma le Spille d’Oro rivendicano in un titolo di glorioso lavoro la loro parte cosi meritata. La Spilla d’Oro sa che il lavoro che egli ha dato per anni alla fabbrica e qualcosa di intimamente e profondamente suo, onde a poco a poco questo suo lavoro è divenuto parte della sua anima. Perciò in essa splende una luce interiore, perché essa appartiene allo spirito. (…)

(…) Per dar vita a questo nuovo mondo i ricchi e i potenti dovranno rinunciare alla corsa inconsiderata e indiscriminata verso una ricchezza sempre maggiore, alla vanità del potere e della effimera sua gloria. Sarà questo possibile senza un urto definitivo? A noi non spetta dar risposta, ma attendere con tenacia alle responsabilità che ci furono commesse e che ci siamo assunti. Perché le idee che nacquero in questa fabbrica, sotto l’indicazione del nostra maestro, ancorché tutt’altro che realmente realizzate – e per molti versi ancora lontane – potranno essere forse guida risolutiva al conflitto che rischia di gettare il nostro Paese in una nuova forma di involuzione politica, privandolo nuovamente delle liberta individuali. E guida all’Europa stessa, anche essa socialmente immobile nella sua disordinata attesa, al suo bivio inevitabile: da una parte le forme di una nuova società, dall’altra una nuova irreparabile catastrofe. Con queste preoccupazioni ma con rinnovata speranza, in questa lieta domenica di vigilia mi sia concesso, nello stringere la mano alle nuove 120 Spille d’Oro, dare loro testimonianza della riconoscenza di tutti; il nostro grazie più sincero per la loro fatica e l’augurio più alto per essi e per le loro care famiglie, affinché numerosi anni di salute e di serenità si aprano innanzi a loro nella protezione della Provvidenza di Dio, nei caldi e sereni sensi dell’affetto di tutti, di tutti coloro che li seguono passo passo dentro e fuori la nostra indimenticabile dimora di ogni giornata: la Fabbrica.

Discorso alle Spille d’Oro di Ivrea – Adriano Olivetti 1954

Rieccoci, dopo la chiusura a dicembre della quinta edizione del nostro progetto itinerante di promozione della lettura e della cultura, in attesa di inaugurare il nuovo sito, vorremmo darvi qualche aggiornamento e anticipazione. Dal mese di maggio, infatti, le nostre attività ripartiranno e andranno avanti fino al mese di dicembre.

L’edizione passata ci ha dato grandissime soddisfazioni e ci ha fatto conoscere, attraverso gli oltre venti paesi percorsi, luoghi e persone davvero interessanti. Abbiamo fatto tantissime attività, coinvolto persone di tutte le età e collaborato, in maniera costruttiva, con tante associazioni ed enti. In particolare con le Biblioteche e i bibliotecari, che sono davvero una grandissima ricchezza per il territorio.

La nuova edizione, in continuità con quella precedente, dedicata alle vite esemplari, si propone di ragionare su una delle dimensioni più importanti della vita, il lavoro, e rivalutarne il carattere generativo sull’esistenza. Stiamo lavorando all’idea e ai contenuti, per creare un percorso variegato, interessante e coinvolgente che attraverserà la Sardegna, con qualche tappa anche fuori dall’isola, in collaborazione con i numerosi e preziosi partner.

Le prime proposte saranno inserite nella sezione, ormai rodata, LABORATORIO EUROPA, nella quale sono state e saranno numerosissime le proposte formative legate al mondo della lettura, dei libri e dell’editoria, con una apertura a tutte le discipline, in maniera trasversale e un occhio vigile al contesto europeo.

A breve comunicheremo le attività previste per il mese di maggio… voi nel mentre leggete, leggete il più possibile!