X Edizione 2019 – Skillellé

Skillellé – Pronti per il mondo arricchisce la propria originale programmazione di due appuntamenti di speciale intensità e interesse. Protagonisti i grandi tamburi della tradizione giapponese e l’ARTE DEL TAIKO, l’antica pratica che ne valorizza il suono. Scenario suggestivo delle attività la Basilica di San Saturnino, in Piazza San Cosimo a Cagliari, in occasione del Festival Transitor 2019 e in collaborazione con il Cada Die Teatro, la Palestra Centro macrobiotico sardo e la libera Università dell’Oki Do Mikkyò Yoga.

L’incontro con la tradizionale percussione nipponica si suddivide in due momenti: un laboratorio di introduzione all’allenamento del Taiko, con ingresso su prenotazione, in programma venerdì 6 dicembre alle ore 16.00 e aperto al pubblico di appassionati della cultura giapponese e alle persone che desiderano accostarsi al metodo di preparazione richiesto dalla tecnica di percussione. L’incontro con il gruppo di studio MUNEDAIKO, attivo da anni in Italia e in Europa, è finalizzato a conoscere la complessa preparazione psico-fisica richiesta ai percussionisti per poter ottenere dai tamburi la massima espressione sonora. Si tratta di un equilibrio raffinato tra allenamento del corpo, controllo del respiro, stabilità interiore – raggiunta attraverso la recitazione di mantra e il mantenimento di elevati livelli di concentrazione – e capacità di ascolto dei compagni di percussione.

Sabato 7 dicembre, alle ore 18.30, Mugen Yahiro, Naomitsu Yahiro, Tokinari Yahiro, i tre componenti del gruppo Munedaiko, saranno quindi protagonisti di uno spettacolo di Taiko di grande suggestione: in scena i grandi tamburi ottenuti in antico dal tronco di un unico albero e caratterizzati, unici nel loro genere, dalla presenza di una doppia pelle capace di particolari vibrazioni e di reciproche risonanze, caratterizzata da notevole robustezza e pertanto capace di reggere la percussione su entrambi i lati, anche eseguita da due persone differenti. Insieme ai 太 ”tai” 鼓 ”ko” (alla lettera “grandi tamburi”), in scena saranno anche i movimenti della danza tradizionale, le maschere che coprono i volti dei percussionisti, a favorirne il dialogo col divino, e il contributo di ulteriori strumenti dell’antico repertorio giapponese, tra cui primeggia il suono del flauto shakuhachi. Utilizzato originariamente in battaglia per scandire la marcia dei soldati e per richiamare le truppe agli ordini, il taiko ha acquisito nel tempo sempre maggior valore quale strumento sacro, utilizzato nei templi durante i momenti del rito e destinato a generare, attraverso la potenza e la particolare profondità del suo suono, un canale di immediato accesso alla sfera del divino. La capacità del taiko di richiamare idealmente quella vibrazione che ai primordi ha generato la vita, e che sopita abita ciascuna persona, lo ha reso quindi protagonista delle feste popolari giapponesi, a risvegliare nei partecipanti il ritmo ancestrale che muove il petto e il respiro, a sollecitare sentimenti di allegria e gioia, e a dare forma al desiderio di armonia – individuale, collettiva e rispetto al mondo naturale che, se prestiamo consapevole ascolto, ancora ci parla.

La programmazione di Skillellé – pronti per il mondo si arricchisce di due appuntamenti destinati ad aprire insieme gli sportelli dei nostri frigoriferi domestici e quelli delle nostre conoscenze rispetto al valore e al significato del cibo nelle nostre esistenze. Protagonista l’alimentazione degli adolescenti e delle adolescenti, e l’attenzione che a loro dedica da tempo una nutrizionista di particolare sensibilità. All’interno della vivace azione Skill4life, l’associazione Malik ospita venerdì 29 novembre la nota ricercatrice e divulgatrice Stefania Ruggeri, attiva presso il Centro di ricerca alimenti e nutrizione del CREA e docente del corso di Scienze della nutrizione umana nella facoltà di Medicina dell’Università Tor Vergata di Roma. Due incontri, distribuiti nell’arco della medesima giornata, programmati per favorire l’incontro dell’esperta in alimentazione con entrambe le parti interessate a questo tema di estrema complessità e delicatezza: gli adolescenti, da una parte, e le persone adulte che a vario titolo sono con loro in stretta relazione, a partire evidentemente dai rispettivi contesti familiari. Due voci distinte, spesso incapaci di reciproco ascolto, invitate a riconoscere invece la necessità di generare momenti e spazi di dialogo e di conoscenza.
Alle ore 11.30 Stefania Ruggeri presenta il suo libro di recente pubblicazione MAMMA CHE FAME! Adolescenti: dall’acne al peso, i consigli pratici (e le ricette) della nutrizionista (Editore Sonzogno, 2018) agli studenti e studentesse del Liceo Eleonora d’Arborea di Cagliari. Alle ore 18.30, negli spazi della Biblioteca Montevecchio, nella via omonima al civico 29 di Cagliari, avrà luogo l’incontro dal titolo L’ALIMENTAZIONE DEI NOSTRI FIGLI, CONSIGLI E RICETTE PER TUTTI, aperto alla partecipazione di un pubblico adulto. A partire dalla propria esperienza personale, di madre di due figlie adolescenti, Stefania Ruggeri esplora con l’agilità delle sue capacità comunicative e con il rigore della ricerca di cui da anni è promotrice, il mondo insidioso dell’alimentazione dei più giovani. Se è vero che la relazione col cibo è specchio spesso impietoso della relazione che ciascun individuo instaura col proprio corpo, questo tema è evidentemente di massima delicatezza se riferito a una fase della vita per sua natura esposta a criticità di accettazione di sé e a dinamiche di emulazione e omologazione rispetto all’immaginario estetico imperante. Diete improvvisate senza consapevolezza, “mode” alimentari perseguite acriticamente, fisici sottoposti a stress da arbitrari digiuni o da eccessi di stimolazione ginnica e conseguentemente proteica. I dubbi sono innumerevoli, ed è significativa la mancanza di informazione e di conoscenza, sia dell’adolescente che pratica le diete alimentari, sia del genitore che assiste il più delle volte impotente al loro attuarsi. Il nutrirsi, se concepito non solo come pura necessità biologica ma altresì come dimensione di relazione tra sé e il proprio sistema affettivo di riferimento, diventa lo spazio dell’incontro e dei legami. E contro le bibite gassate e i cibi saturi di zuccheri, contro l’acne che insidia i visi e la sicurezza personale, si entra in campo meno armati di divieti e più consapevoli della cura che ogni rapporto intimo chiede, e talvolta urla.

E’ un appuntamento d’eccezione, quello che Skillellé 2019 offre al pubblico della città di Cagliari. Giovedì 21 novembre, alle ore 20.00, sarà ospite degli spazi del Ghetto (via Santa Croce, 18), il filosofo della scienza Telmo Pievani. Il progetto apre con Skill4life una speciale finestra su un tema dalle profondità vertiginose e genera l’occasione preziosa di rivolgere lo sguardo al paesaggio di assoluta complessità che da sempre e irresistibilmente, oltre il rischio di disorientamento, attira lo sguardo umano: protagonisti saranno il tempo profondo, che supera la nostra capacità stessa di concepirlo, e i meccanismi evolutivi che nel tempo hanno determinato ciò che oggi siamo.

Telmo Pievani, dal 2017 presidente della Società Italiana di Biologia Evoluzionistica e titolare della prima cattedra italiana di Filosofia delle Scienze Biologiche presso l’Università degli studi di Padova, è un ricercatore dalle straordinarie doti comunicative e di raffinata sensibilità nella lettura dell’attualità. Le sue parole attraversano da anni un ambito di ricerca per sua stessa natura soggetto ad aggiornamenti continui e a revisioni parziali, senza mai smarrire il senso del procedere della ricerca. La scienza evoluzionistica, portata con semplicità ed efficacia all’attenzione di giovani studenti delle scuole primarie e ai tavoli dei convegni internazionali, diviene strumento di disarmante lettura del presente e di riflessione critica sulle derive razziste e discriminatorie che caratterizzano con crescente evidenza, e a vari livelli di intensità, i contesti sociali in cui viviamo. Il suo recente libro IMPERFEZIONE – Una storia naturale (Raffaello Cortina Editore, 2019), costituisce un’esplicita e salvifica provocazione rispetto alla tenace idea dell’essere umano inteso quale esito di un processo evolutivo tendente virtualmente alla perfezione. Questo assunto, posto alla base dell’approccio antropocentrico che ha disegnato nel tempo la relazione tra esseri umani e ambiente, e che in modo più complesso ha determinato il rapporto interno agli stessi gruppi umani, poggia su premesse acriticamente condivise. E’ pregiudiziale immaginare i processi evolutivi come movimenti tesi alla perfezione, e ritenere di conseguenza e irresistibilmente la specie umana sintesi di quanto di meglio la natura potesse generare. La storia naturale racconta con spietata evidenza quanto invece il nostro viaggio nel tempo sia stato e tutt’ora sia un continuo aggiustamento di inadeguatezze, un lavoro costante a riparare imperfezioni e compensare limiti. Il nostro genoma è una mappa di anomalie, il nostro cervello un disegno pieno di incongruenze – funzionali, il più delle volte, ma tali di fatto. Siamo una specie naturalmente imperfetta, nelle cui mani è attualmente depositato un potere di entità anomala: ospiti di un pianeta, noi tra innumerevoli altre forme imperfette di vita, viviamo nella presunzione di essere naturalmente deputati a esserne padroni. L’incontro con Telmo Pievani è organizzato in collaborazione con l’Unistem (Centro di Ricerca Coordinata sulle Cellule Staminali dell’Università degli Studi di Milano) e con il Festival Pazza Idea.

Skillellé – Pronti per il mondo 2019 propone questa settimana un viaggio attraverso le sollecitazioni e le riflessioni proposte da un’editoria che negli ultimi anni, con sempre maggiore attenzione, dedica le proprie energie alla promozione di una letteratura del benessere, fisico e psicologico. Martedì 19 novembre, alle ore 19.00, la manifestazione I libri aiutano a leggere il mondo accoglie e ospita con piacere nella città di Cagliari Yuki Yahiro, educatrice alimentare II Kyù, responsabile del nutrimento nella Libera Università Okido-Yoga. La sensibilità dell’esperta giapponese in alimentazione incontra la curiosità e l’interesse del pubblico in un momento dedicato al dialogo e alla reciproca conoscenza dal titolo L’EQUILIBRIO È LA BASE DELLA SALUTE. Si tratta di un percorso modulato in modo da combinare all’approfondimento teorico sul tema del nutrimento, un approccio pratico ai modi e alle forme di un’alimentazione bilanciata, finalizzato all’acquisizione di una maggiore consapevolezza rispetto all’importanza e al valore del cibo che quotidianamente assimiliamo. Yuki Yahiro, abile e originale narratrice della cucina giapponese, di cui da anni racconta nel nostro paese suggestioni e peculiarità, cura in particolare i modi della scelta e della combinazione degli ingredienti, della preparazione dei cibi e della composizione dei piatti, della loro valorizzazione e reciproca relazione. L’intento non è soltanto quello di generare mense allestite con cibi appetibili, ma di acquisire progressiva coscienza, da parte di ciascuno, che perché il cibo sia reale nutrimento, esso vada concepito come pratica di cura di sé. Il corpo diventa protagonista durante tutte le fasi dell’esperienza di incontro col cibo, dalla sua preparazione alla sua degustazione: è sollecitata un’attenzione mirata al respiro, e alla masticazione, lunga e priva di fretta, e all’ascolto delle reazioni che il corpo rimanda, alle alterazioni dell’umore e alle sensazioni fisiche che registriamo, per esempio di calore o di freddo. Non c’è un solo modo di vivere l’esperienza del mangiare e non esiste una regola che ci accomuni: tanti sono i cibi quante siamo noi persone, complesse le loro composizioni quanto articolate sono le differenze che ci raccontano come umanità. Ogni piatto ha una voce, di cui è importante avere percezione. Ciò che ci nutre ci tiene in vita e ci rende vivi: due aspetti strettamente legati ma non coincidenti, di cui mai dovremmo perdere consapevolezza. Averne coscienza significa maturare nei confronti dell’esperienza del nutrirci, e del nutrire chi amiamo, una nuova forma di rispetto.
Organizzato in collaborazione con la Palestra – Centro macrobiotico sardo, l’incontro vede il contributo partecipativo di Fanny Pisu e di Tiziana Tronci, esperte di macrobiotica e Maestre yoga. E l’incontro condiviso con i libri: Il medico di se stesso. Manuale pratico di medicina orientale, di Naboru B. Muramoto (Feltrinelli, 2013); La Nuova Cucina Macrobiotica. Guida all’alimentazione macrobiotica – 300 ricette, di Aveline e Michio Kushi; Introduzione alla Cucina Giapponese: Natura, Storia e Cultura, di Yoshihiro Murata (Accademia Della Cucina Giapponese).

@Skillellé è dunque davvero pronto per il mondo. Lo è, quando il mondo che decide di percorrere e indagare è quello arso e poetico di ABSOLUTELY NOTHING, autentica sfida narrativa, ed editoriale al contempo, di Giorgio Vasta per la coedizione Quodlibet-Humboldt, alle stampe nel 2016. Lo scrittore e sceneggiatore siciliano, ospite della manifestazione I LIBRI AIUTANO A LEGGERE IL MONDO 2019, si confronta con il pubblico e con la vivacità di Ilide Carmignani, venerdì 15 novembre alle ore 18.30, negli spazi della Fondazione di Sardegna, in via San Salvatore da Horta, 2 a Cagliari.
Un incontro destinato a generare spaesamento, o a suggerire inaspettate possibilità di orientamento negli spazi del pianeta e dell’esistenza. Storie e sparizioni nei deserti americani: questo il sottotitolo di un libro che non può dirsi semplicemente il reportage di un viaggio insolito, né il resoconto di una bizzarra spedizione che, a bordo di una jeep, ha tagliato una lunga porzione di territorio statunitense – 8000 km, dalla California alla Louisiana – e che ha messo in stretta relazione per due settimane tre sguardi e tre linguaggi narrativi: quelli di Giovanna Silva, fotografa e responsabile dell’edizione del progetto; quelli di Ramak Fazel, fotografo statunitense con radici iraniane; e quelli di Giorgio Vasta, appunto: lucidi e visionari. Tre percezioni in movimento, nell’anno 2013, attraverso l’Arizona, il Nevada, il New Messico, il Texas. Terre introdotte da un cartello giallo su cui campeggia, in colore nero, una scritta di eloquente sintesi: «ABSOLUTELY NOTHING – NEXT 22 MILES». Ventidue miglia di nulla. Di aree deserte di svuotata estensione, di residui di città che sono state e non sono più, di cimiteri di aeroplani abbandonati e di donne e uomini che vi si muovono nel mezzo, presenze surreali e di incredibile concretezza. Una storia che non si fa autobiografia e non risponde ai canoni di una pura finzione narrativa, non è guida di viaggio né percorso letterario. Un’esperienza della parola, forse, che nell’indicibilità del deserto compie lo sforzo di trovare un linguaggio che a quel vuoto restituisca una consistenza, una tra le esistenti, e riconosca una possibilità di senso a ciò che di solito viene percepito come del tutto irrilevante, perché ridotto in pezzi, bruciato e sventrato. Lo spaesamento è dello spazio e nello spazio, ed è insieme del tempo e nel tempo. Non c’è ordine cronologico che rassicuri, la linearità della successione di accadimenti si aggroviglia disordinando memoria e dimenticanza, invenzione e piano reale, fin quasi a privare la cosiddetta realtà di significato. Lo spazio attraversato sul sedile posteriore di una jeep, gli occhi oltre un finestrino, immagini e immaginazioni in un fluire ininterrotto di nulla che dialoga col nulla, le parole che sperimentano la frustrazione di non vedere loro riconosciuta la funzione più addomesticante: nominare le cose, farle esistere in quanto tradotte in sillabe. Lo spazio svuotato è scenario di miraggi e di sparizioni, sfida l’ordine e la sua comprensione. Giorgio Vasta riesce in tutto questo immane sforzo, che sembra superare per definizione la capacità dell’essere umano: restituire la fatica di un incontro con ciò che desertificato, riportarne lo spaesamento, raccontarne la bellezza e descrivere il sollievo, a tratti, di sentirsi marginalità in vaste terre di margine.

@Skillellé – Pronti per il Mondo 2019 entra nelle aule scolastiche con una proposta di incontro e di lettura destinata probabilmente a sorprendere gli studenti e le studentesse partecipanti. All’interno della programmazione di interventi #Skill4life, mirati a esplorare le forme e i modi in cui può essere interpretato e perseguito il benessere di ciascuna persona e della collettività nel suo complesso, l’incontro di venerdì 15 novembre, alle ore 11.00, vedrà aprirsi – nelle aule del Liceo Euclide di Cagliari – le pagine del sorprendente libro LA CURA DEL PERDONO. Una nuova via alla felicità (Mondadori, 2016). La provocazione è quasi esplicita: ha margini di dialogo con il tempo presente un libro che fa del concetto di perdono il proprio fulcro di riflessione e di proposta di intervento sulle nostre esistenze? L’attuale momento storico, intreccio esasperato di tensioni conflittuali e di un’incapacità apparentemente assoluta di reciproco ascolto, si presta a essere percorso provando a invertirne la china autoreferenziale? La manifestazione @I libri aiutano a leggere il mondo organizza un incontro inedito, avente quale protagonista la “rivoluzionaria” proposta educativa di Daniel Lumera, tra i massimi riferimenti internazionali nella pratica della meditazione, ideatore del metodo My Life Design® e sostenitore instancabile dell’idea che imparare a perdonare, se stessi e gli altri, costituisca la via per trovare il benessere psicofisico. A sollecitare l’attenzione è il principio che muove e da cui muovono le riflessioni che animano da anni gli interventi di Daniel Lumera. Le sue parole scardinano luoghi comuni e visioni appiattite, costringono a rimettere in gioco conclusioni consolidate, per aprire a un valore altro delle stesse parole che impieghiamo, spesso senza reale coscienza del loro autentico significato. “Quando una persona vuole sinceramente comprendere cosa sia il perdono, la prima cosa che deve fare è dimenticarsi tutto quello che sa, pensa, suppone o gli è stato detto e insegnato su questo argomento. Perdonare è nel suo significato essenziale il puro atto del donare. Per donare”. Inteso in questa accezione, il perdono non costituisce una generosa concessione a chi ci è prossimo, quanto piuttosto un atto di profonda liberazione personale. Non esistono logiche di convenienza o ragioni di opportunità che lo determinino. L’atto autentico del donare è capace quanto nient’altro di rendere forte e sereno chi lo compie, libero dal ricatto della gratificazione e dell’aspettativa. Con la sua “International School of Forgiveness” (I.S.F.), un progetto formativo espressamente dedicato alla divulgazione di questa esperienza del perdono, Daniel Lumera parla nelle università, nelle scuole, in contesti aziendali e con grande forza all’interno delle carceri. Il suo intento è promuovere un’idea laica e universale del per-donare, svincolato da qualsiasi appartenenza confessionale, capace di attivare un processo di trasformazione degli individui, delle loro relazioni, delle società cui danno vita e delle dinamiche di conflitto tra Stati, appartenenze etniche e fedi religiose. La circolarità degli effetti è esemplare: se educarsi al perdono è una pratica finalizzata al raggiungimento della consapevolezza e della felicità, i suoi effetti sono positivi anche sulla nostra salute, sul benessere quotidiano e sulla qualità delle nostre esistenze.

Il progetto Skillellé. Pronti per il mondo 2019 declina la sua attenzione alle forme del benessere, individuale e collettivo, attraverso un articolato programma di azioni, tra cui rientra l’ambito di intervento denominato #Skill4life, ciclo di incontri periodici espressamente dedicati alla promozione della salute e all’informazione sui servizi socio-sanitari del territorio.
In collaborazione con la Rassegna di letteratura sociale Storie in Trasformazione 2019, gli spazi accoglienti del Fuaié del Teatro Massimo di Cagliari ospiteranno giovedì 14 novembre, alle ore 18.30, l’incontro dal titolo COME METTERE LE ALI ALLA GIOIA DI VIVERE. @I libri aiutano a leggere il mondo, anche quando il mondo cui ci riferiamo è quella dimensione intima e spesso colma di riservatezza, che ci racconta nelle emozioni, nei sentimenti e nelle consapevolezze, raggiunte e ancora da raggiungere. A esplorarlo è la sensibilità di Daniel Lumera nelle pagine del suo libro di recente pubblicazione LA VIA DELLA LEGGEREZZA. Perdere peso nel corpo e nell’anima (Mondadori, 2019), concepito e scritto in dialogo con il medico Franco Berrino, direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Introduce e modera l’incontro la nutrizionista Simona Magagnin.
Il tema della qualità della vita è mediato da una specifica attenzione ai modi e alle forme della nostra alimentazione. Prendersi cura di sé è un processo che, nelle cosiddette “società del benessere” cui apparteniamo, comincia anche a tavola. Il benessere cui la formula si riferisce è un concetto evidentemente contabile: disponiamo di una quantità spropositata di cibo, tra le altre cose spropositatamente abbondanti che ci circondano. E di una varietà di sua scelta pressoché illimitata, che valica i confini geografici e le tradizioni culinarie. Non è tuttavia affatto scontato che l’abbondanza di risorse a disposizione corrisponda a una nostra buona capacità di loro scelta. Daniel Lumera, guida e riferimento nella pratica della meditazione ed esperto nell’area dell’educazione alla consapevolezza, ha il merito di sollecitare il nostro sguardo sul legame profondo e non sempre facilmente risolvibile, nei suoi nodi cruciali, tra l’eccesso di peso che il nostro corpo registra e le nostre “pesantezze” interiori. La relazione con il cibo, anche da un punto di vista scientifico, è in stretta relazione con il nutrimento del nostro spirito. “La leggerezza non è solo questione di peso corporeo e di massa grassa – spiega Franco Berrino – si tratta piuttosto di una condizione esistenziale che coinvolge mente, cuore e spirito. Una leggerezza che permette all’entusiasmo, alla passione, alla gioia e all’amore di manifestarsi liberamente”. Non sono dunque le sole riduzioni caloriche figlie delle diete a rivelarsi efficaci. Fino a che i processi compensativi o difensivi che intervengono nella nostra relazione col cibo non vengono denudati e consapevolmente assunti, il carico dell’esistenza perdurerà, e non sarà soltanto dato da un accumulo di grassi ma più subdolamente da un passo esistenziale inchiodato al suolo, mortificato nel suo slancio e privato della sua capacità di farsi volo.

La manifestazione @I libri aiutano a leggere il mondo entra negli spazi dell’Istituto Penitenziario Minorile di Quartucciu attraverso l’azione battezzata Skill4building, ambito di interventi operativi fortemente voluto all’interno del programma di Skillellé. Pronti per il mondo 2019, quale occasione di incontro diretto tra i giovani detenuti ospiti dell’Istituto penale per minori e gruppi di coetanei delle scuole e delle Università dell’isola. L’azione Skill4building è espressamente finalizzata a immaginare e attuare in modo condiviso un miglioramento delle condizioni detentive di vita e attivare un processo di progressiva riappropriazione dei luoghi abitati, nonché favorire un’apertura della struttura carceraria alla realtà territoriale circostante e promuovere una formazione in ambito edile che determini una consapevolezza civica di tutela e manutenzione dei beni comuni.
Martedì 12 novembre 2019, alle ore 11.00 e con ingresso su invito, l’esperienza e le sensibilità di Marco Tortoioli Ricci, presidente dell’Aiap – Associazione italiana design della comunicazione visiva, e di  e , brand manager di Listone Giordano e presidente dell’IN/ARCH – Istituto Nazionale di Architettura, animeranno l’incontro dal titolo ESPERIENZE DI DESIGN COLLABORATIVO PER CAMBIARE IL MONDO, moderato da Barbara Cadeddu del DICAAR (Dipartimento di ingegneria civile, ambientale e architettura) dell’ateneo cagliaritano.
Il design può essere uno strumento di innovazione sociale? Può dare risposte a nuovi bisogni emergenti? Può essere inteso quale inaspettato e straordinario strumento di liberazione? Le sollecitazioni che muovono il confronto sono complesse e non sono banalizzabili i processi di riflessione e di intervento che potenzialmente ne scaturiscono. L’esperienza rappresentata dal progetto “Freedom Room”, in cui sia Marco Tortoioli Ricci che Andrea Margaritelli sono stati a vario titolo coinvolti, costituisce un riferimento fondamentale per chi si interroga circa le possibilità che il design sia in grado di rappresentare per qualificare il lavoro e l’esistenza all’interno delle strutture carcerarie. Esso costituisce una sollecitazione preziosa per chiunque rifletta circa il valore di tutti quegli spazi definibili come “moduli abitativi”, cellule forzatamente circoscritte e limitate, da pensare quali entità idealmente capaci – loro più di altre – di reinventarsi in relazione alle necessità e ai bisogni di chi le abita. Pubblicato a seguito della sua presentazione alla Triennale di Milano nel 2013, il laboratorio sul design in carcere “Freedom Room” nasce dalla collaborazione tra la Casa Circondariale di Spoleto, una delle carceri di massima sicurezza italiane, il designer Aldo Cibic e Listone Giordano, nell’ambito delle attività della Cooperativa CoMoDo, dal 2003 attiva nella formazione e qualificazione professionale dei detenuti nel settore del design, della grafica e dell’editoria. In Sardegna il Progetto Fuoriluogo, nato nel 2016 per la ridefinizione di alcuni spazi di vita e di lavoro dell’Istituto Penale per Minorenni dell’isola, modula i propri interventi di design collaborativo a partire da riflessioni e constatazioni analoghe: le condizioni di costrizione e di necessità in cui si trovano a vivere la maggior parte dei detenuti nelle nostre carceri, li ha resi capaci di reinventare con grande originalità gli spazi abitati e la funzione degli oggetti in essi presenti. Chi entra in carcere deve mettersi in ascolto di esperienze che non conosce. L’ascolto è il primo passo verso un operare davvero collaborativo, rispettoso e realmente finalizzato a umanizzare gli spazi della reclusione.

Il progetto Skillellé. Pronti per il mondo riempie idealmente il proprio zaino de @I libri aiutano a leggere il mondo e torna tra i banchi scolastici per il secondo appuntamento autunnale del format di partecipazione attiva #MYFACE_MYBOOK, coordinato da Marina Boetti. Il ciclo di incontri, espressamente ideato per favorire momenti di conoscenza tra chi è studente e chi scrive libri, e per promuovere una generosa informalità di confronto tra due mondi non sempre prossimi, si arricchisce questa volta della rara opportunità di vedere scuola ed editoria coincidere. #MYFACE_MYBOOK ospita infatti, tra gli altri, il giovanissimo autore Massimiliano Foschi, 16 anni e una passione sconfinata per la matematica, le tartarughe di terra e gli spaghetti con le vongole.
Sabato 9 novembre, a partire dalle ore 11.00, gli spazi del Liceo linguistico, umanistico, economico-sociale Eleonora D’Arborea di Cagliari apriranno le porte a 2 libri e 3 scrittori, in una combinazione di straordinarie sollecitazioni, anche numeriche.

Il giornalista Giacomo Mameli percorrerà il suo recente lavoro di ricerca e di scrittura LA CHIAVE DELLO ZUCCHERO (Maestrale, 2019), 7 voci per 7 protagonisti, le cui storie aprono a piani ulteriori e molteplici di narrazione, in un viaggio quasi labirintico alla scoperta di angoli – umani e geografici – dimenticati ma non ignorati dalla drammatica vicenda della Seconda Guerra Mondiale. Prigionieri, partigiani, uomini in salvo e uomini al muro – paesi d’Europa e paesi d’Africa – storie minute dentro il flusso ingombrante e miope della narrazione ufficiale. E nel movimento incessante della Storia, i fili che hanno legato la periferica isola di Sardegna al dolore e alla resistenza di un mondo che si spezzava e si trasformava in macerie.
Il giovane Massimiliano Foschi, vincitore – tra le altre competizioni – delle ultime due edizioni delle Olimpiadi italiane della Matematica, affiancherà invece il matematico Daniele Gouthier, docente di Comunicazione della matematica e della fisica alla SISSA di Trieste, nella presentazione di MATEMATICA PER GIOVANI MENTI. Enigmi, problemi e giochi per diventare cacciatori di numeri (Edizioni Dedalo, 2019), raccolta di 75 nuovi quesiti matematici, tradotta in illustrazioni dalla matita di Stefano Modugno. Dopo il successo di Dar la caccia ai numeri, i nostri immaginifici neuroni sono chiamati di nuovo al tavolo del confronto, e non per esibirsi in mostruose capacità di risoluzione di inarrivabili enigmi, piuttosto per sperimentare l’aspetto ludico e a volte inaspettatamente stimolante del gioco matematico. Serve disponibilità alla sorpresa e al coinvolgimento, per navigare il mare matematico, lì dove la logica incontra la probabilità, dove i numeri si combinano con le figure, dove la mente vive certo il fascino della sfida e la gratificazione dell’esito raggiunto, ma scopre con altrettanta evidenza la meraviglia dei percorsi alternativi, la preziosità del dubbio che capovolge il punto di vista e persino le risorse dell’errore, che certe volte costringe a ricominciare da capo la nostra navigazione.

In preziosa collaborazione con il Festival letterario Sette Sere, Sette Piazze, Sette libri e con il Festival della Scienza di Cagliari.

Il programma della manifestazione “I libri aiutano a leggere il mondo – 2019”, si arricchisce di un ciclo di appuntamenti di speciale suggestione e interesse, aventi per tema la musica e i modi affascinanti e complessi del suo generarsi e rigenerarsi. In preziosa collaborazione con la 37° edizione del Festival Internazionale Jazz in Sardegna – European Jazz Expo 2019 – in scena a Cagliari dal 30 ottobre al 2 novembre prossimi – la vivace cornice di Skillellé. Pronti per il mondo apre i suoi incontri con il pubblico alla straordinaria capacità compositiva e narrativa del Maestro Giovanni Bietti. Pianista, compositore e musicologo di riconosciuto valore internazionale, voce nota della seguitissima e longeva iniziativa di divulgazione musicale in onda su Rai-Radiotre “Lezioni di Musica”, Giovanni Bietti incontra il pubblico di cultori, di appassionati e anche soltanto di curiosi in un ciclo di 4 incontri dal titolo TRA SCRITTURA E IMPROVVISAZIONE, ospiti della Sala M2 del Teatro Massimo di Cagliari nelle giornate di giovedì 30 ottobre e venerdì 1 novembre, alle ore 11.00 e in un doppio appuntamento nella giornata di sabato 2 novembre, alle ore 11.00 e alle ore 18.00. A interagire con la sua narrazione e ad animare musicalmente lo spazio di incontro saranno i compagni di viaggio della formazione Open Trios: Luca Caponi alle percussioni, Pasquale Laino al sax soprano e Alessandro Gwis al piano.
Scrivere la musica. Questo il tema degli approfondimenti proposti da Giovanni Bietti: confrontarsi con la complessità di tradurre in inchiostro e carta l’estemporaneità della combinazione di suoni che si generano nella mente del compositore. È un tema antico, che nel tempo ha visto celebri musicisti, da Mozart a Beethoven, confrontarsi con questa difficoltà percepita quasi come insuperabile: rendere materica la musica, tradurla in un codice e fissarla su uno spartito, lottare in animo con l’estemporaneità che caratterizza tanta parte della sua creazione e rinunciare – questo sembra accadere – alla freschezza data dalla sua estemporaneità. Esiste una distanza tra scrittura e improvvisazione, uno spazio di crisi che mette alla prova la creatività del compositore, che lo costringe a confrontarsi con il movimento, forse autenticamente innaturale, di intrappolare su un foglio l’imprevedibile guizzo di ciò che nasce senza calcolo e senza metodica riflessione. È ancora oggi uno dei grandi temi della musica, efficacemente esemplificato dalle sfide del jazz estemporaneo: il corpo e la sensibilità di chi compone lottano insieme contro la volontà di stabilizzare e fissare in sequenza di note ciò che fuoriesce per improvvisazione. Una fatica, quella descritta, che può dirsi a sua volta generativa: un passaggio tra dimensioni e stanze differenti del creare, un pensiero che si interroga su cosa sia la musica, nel suo nascere e nel suo rinascere ogni volta, a ogni sua esecuzione. Giovanni Bietti interroga dunque le persistenze nel tempo, le connessioni che mettono in profonda relazione ciò che è stato suonato con ciò che ancora suoniamo, e che suoneremo, domani. Il suo sguardo sul mondo articolato della composizione musicale ne propone una visione organica: un sistema è vivo se sono vive le parti che lo costituiscono, e se a ciascuna parte è riconosciuta libertà e specificità di voce. Come un’orchestra, corpo unico di singoli strumenti in dialogo e confronto reciproco, così la creatività compositiva si nutre di capacità inclusiva e di accoglienza delle differenze, di distanze percorse e di ricchezza concepita come incontro e come relazione che si rinnova, irresistibilmente.

Giovanni Bietti  – Considerato uno dei migliori divulgatori musicali italiani, è compositore, pianista e musicologo. È consulente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma ed ha insegnato Composizione al Conservatorio di Musica “Vincenzo Bellini” di Catania ed Etnomusicologia all’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. Tiene regolarmente concerti-conferenze, direttamente al pianoforte, nei più prestigiosi enti musicali italiani fra cui: Teatro alla Scala, Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, Teatro La Fenice di Venezia, Teatro Petruzzelli di Bari, Teatro Regio di Parma, Teatro Olimpico di Vicenza.
Conduce le seguitissime “Lezioni di Musica”, la grande iniziativa di divulgazione musicale di Rai-Radiotre, ed è il curatore del ciclo omonimo dal vivo che attira migliaia di persone negli spazi dell’Auditorium-Parco della Musica di Roma.
Come musicologo ha pubblicato saggi e revisioni di spartiti per: Longanesi, Ricordi, Skira e per l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Con Laterza ha pubblicato nel 2013 il saggio “Ascoltare Beethoven”, nel 2017 “Mozart all’opera. Le nozze di Figaro. Don Giovanni. Così fan tutte” e nel 2018 “Lo spartito del mondo. Breve storia del dialogo tra culture in musica”.
Come pianista si è esibito nei principali festival italiani di musica contemporanea, eseguendo spesso sue composizioni. Nel febbraio 2019 ha suonato alla Sydney Opera House, proponendo un programma incentrato sul rapporto tra musica e vino, dal XVI al XX secolo. Di recente ha composto la colonna sonora per il film “Vito ballava con le streghe” del regista Vittorio Nevano.

Open Trios ha al suo attivo numerose presenze in importanti festival quali Torino Settembre Musica, Mille e una nota di Roma, la Stagione “Stavolta noi portiamo la musica, voi la luce”, organizzata dall’ENEL in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e il Teatro alla Scala, oltre a esibizioni in luoghi prestigiosi come l’Auditorium-Parco della Musica e l’Auditorium di via della Conciliazione a Roma, l’Accademia Filarmonica Romana, il Castello di Donnafugata a Ragusa, il Castello di Barolo, il Forte di Fenestrelle, il Teatro Comunale dell’Aquila, il Teatro Metropolitan di Catania. Ha registrato per Rai-RadioTre, Radio Vaticana, Gamberorosso Channel-Rai Sat e per l’etichetta discografica M.A.P.