X Edizione 2019 – Skillellé

@Skillellé è dunque davvero pronto per il mondo. Lo è, quando il mondo che decide di percorrere e indagare è quello arso e poetico di ABSOLUTELY NOTHING, autentica sfida narrativa, ed editoriale al contempo, di Giorgio Vasta per la coedizione Quodlibet-Humboldt, alle stampe nel 2016. Lo scrittore e sceneggiatore siciliano, ospite della manifestazione I LIBRI AIUTANO A LEGGERE IL MONDO 2019, si confronta con il pubblico e con la vivacità di Ilide Carmignani, venerdì 15 novembre alle ore 18.30, negli spazi della Fondazione di Sardegna, in via San Salvatore da Horta, 2 a Cagliari.
Un incontro destinato a generare spaesamento, o a suggerire inaspettate possibilità di orientamento negli spazi del pianeta e dell’esistenza. Storie e sparizioni nei deserti americani: questo il sottotitolo di un libro che non può dirsi semplicemente il reportage di un viaggio insolito, né il resoconto di una bizzarra spedizione che, a bordo di una jeep, ha tagliato una lunga porzione di territorio statunitense – 8000 km, dalla California alla Louisiana – e che ha messo in stretta relazione per due settimane tre sguardi e tre linguaggi narrativi: quelli di Giovanna Silva, fotografa e responsabile dell’edizione del progetto; quelli di Ramak Fazel, fotografo statunitense con radici iraniane; e quelli di Giorgio Vasta, appunto: lucidi e visionari. Tre percezioni in movimento, nell’anno 2013, attraverso l’Arizona, il Nevada, il New Messico, il Texas. Terre introdotte da un cartello giallo su cui campeggia, in colore nero, una scritta di eloquente sintesi: «ABSOLUTELY NOTHING – NEXT 22 MILES». Ventidue miglia di nulla. Di aree deserte di svuotata estensione, di residui di città che sono state e non sono più, di cimiteri di aeroplani abbandonati e di donne e uomini che vi si muovono nel mezzo, presenze surreali e di incredibile concretezza. Una storia che non si fa autobiografia e non risponde ai canoni di una pura finzione narrativa, non è guida di viaggio né percorso letterario. Un’esperienza della parola, forse, che nell’indicibilità del deserto compie lo sforzo di trovare un linguaggio che a quel vuoto restituisca una consistenza, una tra le esistenti, e riconosca una possibilità di senso a ciò che di solito viene percepito come del tutto irrilevante, perché ridotto in pezzi, bruciato e sventrato. Lo spaesamento è dello spazio e nello spazio, ed è insieme del tempo e nel tempo. Non c’è ordine cronologico che rassicuri, la linearità della successione di accadimenti si aggroviglia disordinando memoria e dimenticanza, invenzione e piano reale, fin quasi a privare la cosiddetta realtà di significato. Lo spazio attraversato sul sedile posteriore di una jeep, gli occhi oltre un finestrino, immagini e immaginazioni in un fluire ininterrotto di nulla che dialoga col nulla, le parole che sperimentano la frustrazione di non vedere loro riconosciuta la funzione più addomesticante: nominare le cose, farle esistere in quanto tradotte in sillabe. Lo spazio svuotato è scenario di miraggi e di sparizioni, sfida l’ordine e la sua comprensione. Giorgio Vasta riesce in tutto questo immane sforzo, che sembra superare per definizione la capacità dell’essere umano: restituire la fatica di un incontro con ciò che desertificato, riportarne lo spaesamento, raccontarne la bellezza e descrivere il sollievo, a tratti, di sentirsi marginalità in vaste terre di margine.

@Skillellé – Pronti per il Mondo 2019 entra nelle aule scolastiche con una proposta di incontro e di lettura destinata probabilmente a sorprendere gli studenti e le studentesse partecipanti. All’interno della programmazione di interventi #Skill4life, mirati a esplorare le forme e i modi in cui può essere interpretato e perseguito il benessere di ciascuna persona e della collettività nel suo complesso, l’incontro di venerdì 15 novembre, alle ore 11.00, vedrà aprirsi – nelle aule del Liceo Euclide di Cagliari – le pagine del sorprendente libro LA CURA DEL PERDONO. Una nuova via alla felicità (Mondadori, 2016). La provocazione è quasi esplicita: ha margini di dialogo con il tempo presente un libro che fa del concetto di perdono il proprio fulcro di riflessione e di proposta di intervento sulle nostre esistenze? L’attuale momento storico, intreccio esasperato di tensioni conflittuali e di un’incapacità apparentemente assoluta di reciproco ascolto, si presta a essere percorso provando a invertirne la china autoreferenziale? La manifestazione @I libri aiutano a leggere il mondo organizza un incontro inedito, avente quale protagonista la “rivoluzionaria” proposta educativa di Daniel Lumera, tra i massimi riferimenti internazionali nella pratica della meditazione, ideatore del metodo My Life Design® e sostenitore instancabile dell’idea che imparare a perdonare, se stessi e gli altri, costituisca la via per trovare il benessere psicofisico. A sollecitare l’attenzione è il principio che muove e da cui muovono le riflessioni che animano da anni gli interventi di Daniel Lumera. Le sue parole scardinano luoghi comuni e visioni appiattite, costringono a rimettere in gioco conclusioni consolidate, per aprire a un valore altro delle stesse parole che impieghiamo, spesso senza reale coscienza del loro autentico significato. “Quando una persona vuole sinceramente comprendere cosa sia il perdono, la prima cosa che deve fare è dimenticarsi tutto quello che sa, pensa, suppone o gli è stato detto e insegnato su questo argomento. Perdonare è nel suo significato essenziale il puro atto del donare. Per donare”. Inteso in questa accezione, il perdono non costituisce una generosa concessione a chi ci è prossimo, quanto piuttosto un atto di profonda liberazione personale. Non esistono logiche di convenienza o ragioni di opportunità che lo determinino. L’atto autentico del donare è capace quanto nient’altro di rendere forte e sereno chi lo compie, libero dal ricatto della gratificazione e dell’aspettativa. Con la sua “International School of Forgiveness” (I.S.F.), un progetto formativo espressamente dedicato alla divulgazione di questa esperienza del perdono, Daniel Lumera parla nelle università, nelle scuole, in contesti aziendali e con grande forza all’interno delle carceri. Il suo intento è promuovere un’idea laica e universale del per-donare, svincolato da qualsiasi appartenenza confessionale, capace di attivare un processo di trasformazione degli individui, delle loro relazioni, delle società cui danno vita e delle dinamiche di conflitto tra Stati, appartenenze etniche e fedi religiose. La circolarità degli effetti è esemplare: se educarsi al perdono è una pratica finalizzata al raggiungimento della consapevolezza e della felicità, i suoi effetti sono positivi anche sulla nostra salute, sul benessere quotidiano e sulla qualità delle nostre esistenze.

Il progetto Skillellé. Pronti per il mondo 2019 declina la sua attenzione alle forme del benessere, individuale e collettivo, attraverso un articolato programma di azioni, tra cui rientra l’ambito di intervento denominato #Skill4life, ciclo di incontri periodici espressamente dedicati alla promozione della salute e all’informazione sui servizi socio-sanitari del territorio.
In collaborazione con la Rassegna di letteratura sociale Storie in Trasformazione 2019, gli spazi accoglienti del Fuaié del Teatro Massimo di Cagliari ospiteranno giovedì 14 novembre, alle ore 18.30, l’incontro dal titolo COME METTERE LE ALI ALLA GIOIA DI VIVERE. @I libri aiutano a leggere il mondo, anche quando il mondo cui ci riferiamo è quella dimensione intima e spesso colma di riservatezza, che ci racconta nelle emozioni, nei sentimenti e nelle consapevolezze, raggiunte e ancora da raggiungere. A esplorarlo è la sensibilità di Daniel Lumera nelle pagine del suo libro di recente pubblicazione LA VIA DELLA LEGGEREZZA. Perdere peso nel corpo e nell’anima (Mondadori, 2019), concepito e scritto in dialogo con il medico Franco Berrino, direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Introduce e modera l’incontro la nutrizionista Simona Magagnin.
Il tema della qualità della vita è mediato da una specifica attenzione ai modi e alle forme della nostra alimentazione. Prendersi cura di sé è un processo che, nelle cosiddette “società del benessere” cui apparteniamo, comincia anche a tavola. Il benessere cui la formula si riferisce è un concetto evidentemente contabile: disponiamo di una quantità spropositata di cibo, tra le altre cose spropositatamente abbondanti che ci circondano. E di una varietà di sua scelta pressoché illimitata, che valica i confini geografici e le tradizioni culinarie. Non è tuttavia affatto scontato che l’abbondanza di risorse a disposizione corrisponda a una nostra buona capacità di loro scelta. Daniel Lumera, guida e riferimento nella pratica della meditazione ed esperto nell’area dell’educazione alla consapevolezza, ha il merito di sollecitare il nostro sguardo sul legame profondo e non sempre facilmente risolvibile, nei suoi nodi cruciali, tra l’eccesso di peso che il nostro corpo registra e le nostre “pesantezze” interiori. La relazione con il cibo, anche da un punto di vista scientifico, è in stretta relazione con il nutrimento del nostro spirito. “La leggerezza non è solo questione di peso corporeo e di massa grassa – spiega Franco Berrino – si tratta piuttosto di una condizione esistenziale che coinvolge mente, cuore e spirito. Una leggerezza che permette all’entusiasmo, alla passione, alla gioia e all’amore di manifestarsi liberamente”. Non sono dunque le sole riduzioni caloriche figlie delle diete a rivelarsi efficaci. Fino a che i processi compensativi o difensivi che intervengono nella nostra relazione col cibo non vengono denudati e consapevolmente assunti, il carico dell’esistenza perdurerà, e non sarà soltanto dato da un accumulo di grassi ma più subdolamente da un passo esistenziale inchiodato al suolo, mortificato nel suo slancio e privato della sua capacità di farsi volo.

La manifestazione @I libri aiutano a leggere il mondo entra negli spazi dell’Istituto Penitenziario Minorile di Quartucciu attraverso l’azione battezzata Skill4building, ambito di interventi operativi fortemente voluto all’interno del programma di Skillellé. Pronti per il mondo 2019, quale occasione di incontro diretto tra i giovani detenuti ospiti dell’Istituto penale per minori e gruppi di coetanei delle scuole e delle Università dell’isola. L’azione Skill4building è espressamente finalizzata a immaginare e attuare in modo condiviso un miglioramento delle condizioni detentive di vita e attivare un processo di progressiva riappropriazione dei luoghi abitati, nonché favorire un’apertura della struttura carceraria alla realtà territoriale circostante e promuovere una formazione in ambito edile che determini una consapevolezza civica di tutela e manutenzione dei beni comuni.
Martedì 12 novembre 2019, alle ore 11.00 e con ingresso su invito, l’esperienza e le sensibilità di Marco Tortoioli Ricci, presidente dell’Aiap – Associazione italiana design della comunicazione visiva, e di  e , brand manager di Listone Giordano e presidente dell’IN/ARCH – Istituto Nazionale di Architettura, animeranno l’incontro dal titolo ESPERIENZE DI DESIGN COLLABORATIVO PER CAMBIARE IL MONDO, moderato da Barbara Cadeddu del DICAAR (Dipartimento di ingegneria civile, ambientale e architettura) dell’ateneo cagliaritano.
Il design può essere uno strumento di innovazione sociale? Può dare risposte a nuovi bisogni emergenti? Può essere inteso quale inaspettato e straordinario strumento di liberazione? Le sollecitazioni che muovono il confronto sono complesse e non sono banalizzabili i processi di riflessione e di intervento che potenzialmente ne scaturiscono. L’esperienza rappresentata dal progetto “Freedom Room”, in cui sia Marco Tortoioli Ricci che Andrea Margaritelli sono stati a vario titolo coinvolti, costituisce un riferimento fondamentale per chi si interroga circa le possibilità che il design sia in grado di rappresentare per qualificare il lavoro e l’esistenza all’interno delle strutture carcerarie. Esso costituisce una sollecitazione preziosa per chiunque rifletta circa il valore di tutti quegli spazi definibili come “moduli abitativi”, cellule forzatamente circoscritte e limitate, da pensare quali entità idealmente capaci – loro più di altre – di reinventarsi in relazione alle necessità e ai bisogni di chi le abita. Pubblicato a seguito della sua presentazione alla Triennale di Milano nel 2013, il laboratorio sul design in carcere “Freedom Room” nasce dalla collaborazione tra la Casa Circondariale di Spoleto, una delle carceri di massima sicurezza italiane, il designer Aldo Cibic e Listone Giordano, nell’ambito delle attività della Cooperativa CoMoDo, dal 2003 attiva nella formazione e qualificazione professionale dei detenuti nel settore del design, della grafica e dell’editoria. In Sardegna il Progetto Fuoriluogo, nato nel 2016 per la ridefinizione di alcuni spazi di vita e di lavoro dell’Istituto Penale per Minorenni dell’isola, modula i propri interventi di design collaborativo a partire da riflessioni e constatazioni analoghe: le condizioni di costrizione e di necessità in cui si trovano a vivere la maggior parte dei detenuti nelle nostre carceri, li ha resi capaci di reinventare con grande originalità gli spazi abitati e la funzione degli oggetti in essi presenti. Chi entra in carcere deve mettersi in ascolto di esperienze che non conosce. L’ascolto è il primo passo verso un operare davvero collaborativo, rispettoso e realmente finalizzato a umanizzare gli spazi della reclusione.

Il progetto Skillellé. Pronti per il mondo riempie idealmente il proprio zaino de @I libri aiutano a leggere il mondo e torna tra i banchi scolastici per il secondo appuntamento autunnale del format di partecipazione attiva #MYFACE_MYBOOK, coordinato da Marina Boetti. Il ciclo di incontri, espressamente ideato per favorire momenti di conoscenza tra chi è studente e chi scrive libri, e per promuovere una generosa informalità di confronto tra due mondi non sempre prossimi, si arricchisce questa volta della rara opportunità di vedere scuola ed editoria coincidere. #MYFACE_MYBOOK ospita infatti, tra gli altri, il giovanissimo autore Massimiliano Foschi, 16 anni e una passione sconfinata per la matematica, le tartarughe di terra e gli spaghetti con le vongole.
Sabato 9 novembre, a partire dalle ore 11.00, gli spazi del Liceo linguistico, umanistico, economico-sociale Eleonora D’Arborea di Cagliari apriranno le porte a 2 libri e 3 scrittori, in una combinazione di straordinarie sollecitazioni, anche numeriche.

Il giornalista Giacomo Mameli percorrerà il suo recente lavoro di ricerca e di scrittura LA CHIAVE DELLO ZUCCHERO (Maestrale, 2019), 7 voci per 7 protagonisti, le cui storie aprono a piani ulteriori e molteplici di narrazione, in un viaggio quasi labirintico alla scoperta di angoli – umani e geografici – dimenticati ma non ignorati dalla drammatica vicenda della Seconda Guerra Mondiale. Prigionieri, partigiani, uomini in salvo e uomini al muro – paesi d’Europa e paesi d’Africa – storie minute dentro il flusso ingombrante e miope della narrazione ufficiale. E nel movimento incessante della Storia, i fili che hanno legato la periferica isola di Sardegna al dolore e alla resistenza di un mondo che si spezzava e si trasformava in macerie.
Il giovane Massimiliano Foschi, vincitore – tra le altre competizioni – delle ultime due edizioni delle Olimpiadi italiane della Matematica, affiancherà invece il matematico Daniele Gouthier, docente di Comunicazione della matematica e della fisica alla SISSA di Trieste, nella presentazione di MATEMATICA PER GIOVANI MENTI. Enigmi, problemi e giochi per diventare cacciatori di numeri (Edizioni Dedalo, 2019), raccolta di 75 nuovi quesiti matematici, tradotta in illustrazioni dalla matita di Stefano Modugno. Dopo il successo di Dar la caccia ai numeri, i nostri immaginifici neuroni sono chiamati di nuovo al tavolo del confronto, e non per esibirsi in mostruose capacità di risoluzione di inarrivabili enigmi, piuttosto per sperimentare l’aspetto ludico e a volte inaspettatamente stimolante del gioco matematico. Serve disponibilità alla sorpresa e al coinvolgimento, per navigare il mare matematico, lì dove la logica incontra la probabilità, dove i numeri si combinano con le figure, dove la mente vive certo il fascino della sfida e la gratificazione dell’esito raggiunto, ma scopre con altrettanta evidenza la meraviglia dei percorsi alternativi, la preziosità del dubbio che capovolge il punto di vista e persino le risorse dell’errore, che certe volte costringe a ricominciare da capo la nostra navigazione.

In preziosa collaborazione con il Festival letterario Sette Sere, Sette Piazze, Sette libri e con il Festival della Scienza di Cagliari.

Il programma della manifestazione “I libri aiutano a leggere il mondo – 2019”, si arricchisce di un ciclo di appuntamenti di speciale suggestione e interesse, aventi per tema la musica e i modi affascinanti e complessi del suo generarsi e rigenerarsi. In preziosa collaborazione con la 37° edizione del Festival Internazionale Jazz in Sardegna – European Jazz Expo 2019 – in scena a Cagliari dal 30 ottobre al 2 novembre prossimi – la vivace cornice di Skillellé. Pronti per il mondo apre i suoi incontri con il pubblico alla straordinaria capacità compositiva e narrativa del Maestro Giovanni Bietti. Pianista, compositore e musicologo di riconosciuto valore internazionale, voce nota della seguitissima e longeva iniziativa di divulgazione musicale in onda su Rai-Radiotre “Lezioni di Musica”, Giovanni Bietti incontra il pubblico di cultori, di appassionati e anche soltanto di curiosi in un ciclo di 4 incontri dal titolo TRA SCRITTURA E IMPROVVISAZIONE, ospiti della Sala M2 del Teatro Massimo di Cagliari nelle giornate di giovedì 30 ottobre e venerdì 1 novembre, alle ore 11.00 e in un doppio appuntamento nella giornata di sabato 2 novembre, alle ore 11.00 e alle ore 18.00. A interagire con la sua narrazione e ad animare musicalmente lo spazio di incontro saranno i compagni di viaggio della formazione Open Trios: Luca Caponi alle percussioni, Pasquale Laino al sax soprano e Alessandro Gwis al piano.
Scrivere la musica. Questo il tema degli approfondimenti proposti da Giovanni Bietti: confrontarsi con la complessità di tradurre in inchiostro e carta l’estemporaneità della combinazione di suoni che si generano nella mente del compositore. È un tema antico, che nel tempo ha visto celebri musicisti, da Mozart a Beethoven, confrontarsi con questa difficoltà percepita quasi come insuperabile: rendere materica la musica, tradurla in un codice e fissarla su uno spartito, lottare in animo con l’estemporaneità che caratterizza tanta parte della sua creazione e rinunciare – questo sembra accadere – alla freschezza data dalla sua estemporaneità. Esiste una distanza tra scrittura e improvvisazione, uno spazio di crisi che mette alla prova la creatività del compositore, che lo costringe a confrontarsi con il movimento, forse autenticamente innaturale, di intrappolare su un foglio l’imprevedibile guizzo di ciò che nasce senza calcolo e senza metodica riflessione. È ancora oggi uno dei grandi temi della musica, efficacemente esemplificato dalle sfide del jazz estemporaneo: il corpo e la sensibilità di chi compone lottano insieme contro la volontà di stabilizzare e fissare in sequenza di note ciò che fuoriesce per improvvisazione. Una fatica, quella descritta, che può dirsi a sua volta generativa: un passaggio tra dimensioni e stanze differenti del creare, un pensiero che si interroga su cosa sia la musica, nel suo nascere e nel suo rinascere ogni volta, a ogni sua esecuzione. Giovanni Bietti interroga dunque le persistenze nel tempo, le connessioni che mettono in profonda relazione ciò che è stato suonato con ciò che ancora suoniamo, e che suoneremo, domani. Il suo sguardo sul mondo articolato della composizione musicale ne propone una visione organica: un sistema è vivo se sono vive le parti che lo costituiscono, e se a ciascuna parte è riconosciuta libertà e specificità di voce. Come un’orchestra, corpo unico di singoli strumenti in dialogo e confronto reciproco, così la creatività compositiva si nutre di capacità inclusiva e di accoglienza delle differenze, di distanze percorse e di ricchezza concepita come incontro e come relazione che si rinnova, irresistibilmente.

Giovanni Bietti  – Considerato uno dei migliori divulgatori musicali italiani, è compositore, pianista e musicologo. È consulente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma ed ha insegnato Composizione al Conservatorio di Musica “Vincenzo Bellini” di Catania ed Etnomusicologia all’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. Tiene regolarmente concerti-conferenze, direttamente al pianoforte, nei più prestigiosi enti musicali italiani fra cui: Teatro alla Scala, Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, Teatro La Fenice di Venezia, Teatro Petruzzelli di Bari, Teatro Regio di Parma, Teatro Olimpico di Vicenza.
Conduce le seguitissime “Lezioni di Musica”, la grande iniziativa di divulgazione musicale di Rai-Radiotre, ed è il curatore del ciclo omonimo dal vivo che attira migliaia di persone negli spazi dell’Auditorium-Parco della Musica di Roma.
Come musicologo ha pubblicato saggi e revisioni di spartiti per: Longanesi, Ricordi, Skira e per l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Con Laterza ha pubblicato nel 2013 il saggio “Ascoltare Beethoven”, nel 2017 “Mozart all’opera. Le nozze di Figaro. Don Giovanni. Così fan tutte” e nel 2018 “Lo spartito del mondo. Breve storia del dialogo tra culture in musica”.
Come pianista si è esibito nei principali festival italiani di musica contemporanea, eseguendo spesso sue composizioni. Nel febbraio 2019 ha suonato alla Sydney Opera House, proponendo un programma incentrato sul rapporto tra musica e vino, dal XVI al XX secolo. Di recente ha composto la colonna sonora per il film “Vito ballava con le streghe” del regista Vittorio Nevano.

Open Trios ha al suo attivo numerose presenze in importanti festival quali Torino Settembre Musica, Mille e una nota di Roma, la Stagione “Stavolta noi portiamo la musica, voi la luce”, organizzata dall’ENEL in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e il Teatro alla Scala, oltre a esibizioni in luoghi prestigiosi come l’Auditorium-Parco della Musica e l’Auditorium di via della Conciliazione a Roma, l’Accademia Filarmonica Romana, il Castello di Donnafugata a Ragusa, il Castello di Barolo, il Forte di Fenestrelle, il Teatro Comunale dell’Aquila, il Teatro Metropolitan di Catania. Ha registrato per Rai-RadioTre, Radio Vaticana, Gamberorosso Channel-Rai Sat e per l’etichetta discografica M.A.P.

Claudia De Lillo, Ilide Carmignani

Se è vero che I libri aiutano a leggere il mondo, è allora fondamentale che i libri àbitino per primi quei luoghi dove l’amore per le parole dovrebbe nascere o rinforzarsi, e dove spesso proprio quell’amore si assottiglia, si diluisce o non riesce a prendere forma. Il progetto Skillellé. Pronti per il mondo entra dunque nelle scuole della città di Cagliari. Lo fa promuovendo e dando vita a occasioni di incontro diretto tra studenti e studentesse e gli autori e le autrici dei libri. L’inchiostro delle pagine stampate si arricchisce dei volti e degli sguardi chi ha scritto le storie, le parole si fanno voce, la voce diviene concreta e preziosa possibilità di dialogo, in assenza – per una volta – del filtro consueto dato dalla distanza cartacea.
L’azione #MYFACE_MYBOOK, format di partecipazione attiva ideato per favorire il coinvolgimento di chi legge poco o addirittura per nulla, avrà un esordio in chiave doppia. Il primo appuntamento autunnale, previsto durante la mattina di sabato 26 ottobre, negli spazi del Liceo linguistico, umanistico, economico-sociale Eleonora D’Arborea di Cagliari con avvio delle attività alle ore 10.30, vedrà protagoniste due donne e il loro lavoro di scrittura. Claudia de Lillo, giornalista, conduttrice radiofonica e blogger – meglio nota al grande pubblico con lo pseudonimo di #ELASTI – ci condurrà nel mondo affascinante e controverso di Nina, investigatrice suo malgrado, protagonista del romanzo NINA SENTE, edito da Mondadori nel 2018 e suo primo esperimento di scrittura in giallo. Ilide Carmignani, da oltre 25 anni riferimento assoluto per le principali case editrici italiane che pubblicano autori spagnoli, presenterà il romanzo di Luis Sepulveda IL VECCHIO CHE LEGGEVA ROMANZI D’AMORE, edito da Guanda nel 1989, di cui è stata traduttrice. Le due autrici avranno l’occasione di raccontare la propria relazione con il desiderio e l’impegno della scrittura, sia essa di creazione ex novo così come di ri-generazione mediata dalla traduzione, e le relazioni complesse che lo scrivere inevitabilmente intreccia con i molteplici altri aspetti dell’esistenza di ciascuna persona. Nei lunghi e talvolta tormentati tempi della scrittura, cosa diventano i personaggi delle storie che narriamo? Quale forma talvolta inaspettata assumono, e quanto profondamente entrano nel presente di chi scrive, fino a confondere i piani della realtà? Quanto è possibile sentire proprio un personaggio di cui ci viene affidata la traduzione, e quanto può rivelarsi complesso e affascinante insieme quel viaggio in cui si salpa dalla lingua in cui la storia è stato pensata e si approda alla lingua in cui verrà letta?
Con la preziosa mediazione di Marina Boetti, che coordinerà la mattinata, Claudia de Lillo e Ilide Carmignani incontreranno in due momenti successivi duecento studenti e studentesse, facenti parte del liceo ospitante, del Liceo classico e scientifico Euclide, del Liceo Scientifico Pacinotti, dell’ Istituto Tecnico Industriale Marconi. Sarà tempo dedicato alla scrittura e alle sue declinazioni potenzialmente infinite – sarà il gioco straordinario della parola figlia dell’inchiostro e di quella figlia della voce, della parola in presenza, occhi negli occhi, e della parola a distanza, altrettanto potente, che viaggia dentro la busta di una lettera o meravigliosamente sulla carta di un libro.

La programmazione di incontri di Skillellé. Pronti per il mondo – nella cornice della manifestazione “I libri aiutano a leggere il mondo – 2019”, ha il piacere di ospitare lo scrittore triestino Mauro Covacich, venerdì 25 ottobre, alle ore 18.30, negli spazi della Mediateca del Mediterraneo di Cagliari.
Sarà protagonista della serata il suo ultimo romanzo DI CHI È QUESTO CUORE, edito nel 2019 da La nave di Teseo e candidato quest’anno alla LXXIII edizione del Premio Strega. In raffinato dialogo con l’autore, in uno scambio di immagini e immaginari, sarà Ester Cois, ricercatrice e docente di Sociologia del Territorio e Sociologia Urbana nell’ateneo cagliaritano.

Il titolo dell’ultimo romanzo di Mauro Covacich potrebbe dirsi la tentazione tradita di una domanda, e il suo mascheramento. Una domanda senza punti interrogativi che immediatamente – e graficamente – la rivelino, aggirata con intenzione e con una specie di scaltrezza, come a scongiurare quel vuoto d’aria in volo proprio delle risposte che non possono darsi, mai in modo definitivo. E allora in DI CHI È QUESTO CUORE non c’è interrogazione ma la lucidità di uno sguardo che il libro ha il merito di saper intercettare e seguire nel suo disincantato movimento. Dal monitor di un ecografo, dove pulsa la forma sempre sorprendente agli occhi del cuore, alle strade di una città che suggestivamente sembra muoversi come la medusa che ci si contrae nel petto. Dalle corse allenate al cronometro del protagonista, interrotte un giorno da una difficoltà cardiaca che non permette compromessi, ai suoi passi mossi con altrettanto rigore e solo ridimensionata rapidità attraverso una Roma tentacolare, che si dilata e si contrae, si offre e si ritrae. Da una città che mortifica la dignità umana e ne deruba quotidianamente porzioni di bellezza, alla sua capacità di allentare d’un tratto ogni morsa per farsi battito buono di un corpo vivo. La scrittura di Mauro Covacich si sofferma nello spazio non facile che intercorre tra la visione del profondo di sé e le immagini molteplici e moltiplicate che compongono e scompongono la realtà che ci circonda. Lo fa smantellando linee consuete di confine e abitando una soglia: il protagonista entra nel fuori – nell’ascolto di storie di persone sconosciute che per un momento intercettano la sua vita – e ritorna al dentro – allo spazio di un’esistenza fatta di minimi accadimenti, di una relazione d’amore che si avvolge su se stessa e una quotidianità che si capovolge d’improvviso, a un petto capriccioso, pacificato infine – grazie anche una certa dose di ansiolitici. Il dentro e il fuori si mischiano e non sempre si riconoscono, si specchiano e si deformano reciprocamente, hanno il volto di adolescenti volanti da finestre spalancate e di uomini senza un tetto ma con un ponte sopra la testa. Al fondo di tutto è il suono sotteso che produce la vita, un suono incessante e come incurante delle singole esistenze. Quel suono che si allunga alla frequenza con cui insiste a battere questo mio grosso cuore difettoso.

Mauro Covacich

è autore della raccolta di racconti La sposa (2014, finalista Premio Strega) e di numerosi romanzi, tra cui A perdifiato (2003), Fiona (2005), Prima di sparire (2008) e A nome tuo (2011), che compongono il ciclo delle stelle. Nel 2017 ha pubblicato con La nave di Teseo La città interiore (finalista Premio Campiello). Nel 1999 l’Università di Vienna gli ha conferito l’Abraham Woursell Prize. Vive a Roma.

 

Ester Cois

Ricercatrice e professoressa aggregata in Sociologia del Territorio per il Dipartimento di Scienze Sociali e delle Istituzioni dell’Università di Cagliari, è titolare della cattedra di Sociologia Urbana per il corso di laurea magistrale in Architettura. Ha conseguito un PhD in Ricerca Sociale comparata sui temi della Sociologia della famiglia, dell’infanzia e del genere all’Università di Torino, ed è Editing Manager della Rivista Scientifica Internazionale “Sociologica. Italian Journal of Sociology on line”.

La manifestazione “I libri aiutano a leggere il mondo”, giunta nel 2019 alla X edizione con Skillellé. Pronti per il mondo, inaugura la sua programmazione autunnale di incontri con una proposta di forte impatto. Sceglie in esordio di affrontare un tema che costituisce senz’altro uno dei nervi scoperti della contemporaneità del nostro paese: la forte crisi identitaria italiana nei confronti dell’Europa. Lo fa attraverso la voce del giornalista Federico Fubini e attraverso le riflessioni raccolte nel saggio a sua firma, edito di recente da Longanesi, dal provocatorio titolo PER AMOR PROPRIO – Perché l’Italia deve smettere di odiare l’Europa (e di vergognarsi di se stessa).

Editorialista di economia e vicedirettore del Corriere della Sera, Federico Fubini sarà ospite giovedì 24 ottobre, alle ore 18.30, degli spazi di confronto della Mediateca del Mediterraneo di Cagliari. Dialogherà con lui il giornalista Paolo Piras, inviato del Tg3, attivo alla Redazione Esteri.

Un saggio in otto capitoli, concepiti come otto tappe progressive di un viaggio idealmente compiuto con l’intento di indagare le ragioni e le conseguenze dell’evidente disamore che caratterizza la relazione tra il paese Italia e il sistema Europa. Un rapporto in crisi da tempo, e divenuto nel tempo, spazio esposto di volta in volta a strumentalizzazioni di stampo sovranista o ad adesioni a una scelta europeista assunta invece senza l’assunzione del dubbio, come si trattasse di una fede. Federico Fubini interroga l’Europa come si interroga un corpo complesso, il cui senso è nell’interezza delle relazioni che lo determinano e la cui possibilità è garantita solo dalla sopravvivenza e dal benessere di ciascuno suo organo. Quella che Fubini attraversa, con lucidità disarmante, è una lunga storia di voci inascoltate e di radicalità sorde, di rapporti maturati nella graduale crescita del rancore e nell’invidia reciproca, di distanze ampliate e di disparità accentuate dentro una pretesa spinta all’integrazione. Una storia di vantaggi ventilati e di occasioni perdute, e di uno sfilacciamento di relazioni e di una attuale deriva che muovono parte dei paesi europei, Italia compresa, verso gradi progressivi di separazione. Non c’è isolamento che tuttavia salvi oggi l’indipendenza delle singole sovranità, rispetto al corpo economico e politico dell’Europa, Fubini lo afferma con nettezza. La vera scelta, oggi, non è fra l’integrazione europea e un’idea di preservazione della propria sovranità. È piuttosto fra l’integrazione europea e «qualche impero più lontano e meno democratico, al quale finiremmo per doverci sottomettere in cambio di un po’ di aiuto, senza avere voce in capitolo sul nostro destino». A essere chiamata in causa è un’idea differente di Europa, è una presenza italiana che recuperi senso della dignità e consapevolezza di sé. È una comunità che si fermi a indagare il proprio senso di appartenenza all’Europa e che sappia interrogarsi, senza arroganze e senza contrastanti complessi di inferiorità, su quale significato oggi abbia autenticamente assunto la parola identità.

Federico Fubini

è inviato e editorialista di economia del Corriere della Sera, di cui è vicedirettore ad personam. È passato da Firenze a Bruxelles, dove ha vissuto per quasi dieci anni a partire dal 1994. Ha studiato greco antico all’università dedicandosi poi all’economia e alla finanza. È consigliere scientifico di Limes.

Ha vinto il Premio Estense con Noi siamo la rivoluzione (2012), il Premio Capalbio e il Premio Pisa con La maestra e la camorrista (2018).

Paolo Piras

è giornalista, inviato Redazione Esteri del Tg3. Ha frequentato la scuola di giornalismo di Perugia a lavora in Rai dall’età di 27 anni, prima a Roma al Giornale Radio, poi a Cagliari, alla Tgr Sardegna. Nel 2009 passa a RaiSport, poi nel 2010 passa al Tg3 del neodirettore Bianca Berlinguer. Segue l’arrivo dei migranti a Lampedusa e nell’Est europeo, il terremoto in Emilia e ad Amatrice, la protesta dei No TAV, il disastro nucleare in Giappone, gli scandali politici e le crisi dell’industria italiana. Ha scritto “Bravi&Camboni. L’epica minore del Cagliari: piedi storti, teste matte e colpi di genio” ( Egg, 2014).

La bellezza, ma anche la fatica, di essere adolescenti. Di crescere e accettarsi. Di conoscere, comprendere appassionarsi e imparare ad amare. La decima edizione della manifestazione “I libri aiutano a leggere il mondo – Skillellé” (dove skillellé, in gergo cagliaritano, significa ragazzino), è dedicata allo sguardo dei più giovani, nel tentativo di aiutarli a diventare protagonisti e mettersi in gioco. A farlo assieme a loro, durante due mesi fitti fitti di incontri, una pattuglia di scrittori, giornalisti, blogger, nutrizionisti e artisti, che dal 24 ottobre fino al 21 dicembre, graviterà in città alla scoperta del lato bella della vita.

Una rassegna che cresce assieme al suo pubblico, firmata dall’associazione Malik, e che si confronta sui temi del contemporaneo con gli occhi e lo stupore dell’adolescenza. Territorio di riferimento sarà principalmente quello di Cagliari, ma in una prospettiva di area più vasta, con azioni integrate pensate in ben sedici comuni della Città Metropolitana, il cui obiettivo è quello di creare una rete diffusa di presidi culturali, a partire dalle biblioteche di pubblica lettura alle biblioteche scolastiche, con le quali si intende costruire un senso autentico di cittadinanza metropolitana.

Adolescenti e famiglie (ma non solo) visti non più come semplici beneficiari di progetti e contributi, ma al contrario reali co-produttori di idee e programmi culturali da realizzare e godere assieme alla città intera, una platea di donne e uomini sempre più attenta alle nuove sfide culturali della modernità.

Come imparare a diventare dunque protagonisti reali della propria vita, lo spiegheranno, tra gli altri, Federico Fubini, inviato del Corriere della Sera e autore di “Per amor proprio. Perché l’Italia deve smettere di odiare l’Europa (e di vergognarsi di se stessa)”; Mauro Covacich, finalista Premio Strega e Premio Campiello che a Cagliari porta il suo ultimo libro “Di chi è questo cuore?”; Claudia De Lillo, alias Elastis, penna ironica e divertente di “Nina sente”, blogger che ogni settimana scrive di figli, lavoro e imprevisti sul settimanale D – la Repubblica delle donne. E, ancora, Giovanni Bietti, pianista, compositore e musicologo che incontrerà studenti e non in occasione del nuovo ciclo di lezioni musicali “Tra scrittura e improvvisazione”; Daniel Lumera straordinario divulgatore autore de “La via della leggerezza – perdere peso nel corpo e nell’anima”; Giorgio Vasta, scrittore classe 1970, collaboratore di Repubblica e Sole 24 Ore, autore di “Absolutely Nothing, Storie e sparizioni nei deserti americani”; il filosofo Telmo Pievani col suo ultimo “Imperfezione. Una storia naturale”.

Il calendario di incontri dedicato alla promozione della cultura e della lettura si strutturerà anche secondo un programma di azioni, che si svolgeranno dentro e fuori la scuola, coinvolgendo la Biblioteca di Quartiere Montevecchio nel quartiere popolare di Is Mirrionis, il Liceo linguistico, umanistico, economico sociale Eleonora D’Arborea, il Liceo classico e scientifico Euclide nonché l’Istituto penale per minorenni di Quartucciu. Proprio in questa sede, ma in un incontro ristretto, il 12 novembre la docente Barbara Cadeddu dialogherà con Marco Tortoioli Ricci, presidente dell’Aiap – Associazione italiana design della comunicazione visiva e Andrea Margaritelli, brand manager di Listone Giordano e Presidente dell’IN/ARCH- Istituto Nazionale di Architettura, in un incontro dal titolo “Esperienze di design collaborativo per cambiare il mondo”. Uno scenario di collaborazione che, oltre ad allargare le possibilità di aiuto esistenti, aprirà la strada alla transizione verso un modello di welfare di comunità. Ulteriore obiettivo della rassegna è quello di promuovere un sistema di azioni tese a migliorare il benessere e accrescere le esperienze degli adolescenti sardi. Per farlo si è volto lo sguardo anche alla cultura dell’Oriente, invitando il maestro giapponese Yuji Yahiro ad un incontro sulle tecniche di ginnastica visiva e miglioramento della lettura dal titolo “L’arte di vedere”. E, sempre dal Giappone, arriva Munedaiko, l’arte del Taiko, uno spettacolo in cui il protagonista è il suono assoluto universale del tamburo.