La manifestazione @I libri aiutano a leggere il mondo entra negli spazi dell’Istituto Penitenziario Minorile di Quartucciu attraverso l’azione battezzata Skill4building, ambito di interventi operativi fortemente voluto all’interno del programma di Skillellé. Pronti per il mondo 2019, quale occasione di incontro diretto tra i giovani detenuti ospiti dell’Istituto penale per minori e gruppi di coetanei delle scuole e delle Università dell’isola. L’azione Skill4building è espressamente finalizzata a immaginare e attuare in modo condiviso un miglioramento delle condizioni detentive di vita e attivare un processo di progressiva riappropriazione dei luoghi abitati, nonché favorire un’apertura della struttura carceraria alla realtà territoriale circostante e promuovere una formazione in ambito edile che determini una consapevolezza civica di tutela e manutenzione dei beni comuni.
Martedì 12 novembre 2019, alle ore 11.00 e con ingresso su invito, l’esperienza e le sensibilità di Marco Tortoioli Ricci, presidente dell’Aiap – Associazione italiana design della comunicazione visiva, e di  e , brand manager di Listone Giordano e presidente dell’IN/ARCH – Istituto Nazionale di Architettura, animeranno l’incontro dal titolo ESPERIENZE DI DESIGN COLLABORATIVO PER CAMBIARE IL MONDO, moderato da Barbara Cadeddu del DICAAR (Dipartimento di ingegneria civile, ambientale e architettura) dell’ateneo cagliaritano.
Il design può essere uno strumento di innovazione sociale? Può dare risposte a nuovi bisogni emergenti? Può essere inteso quale inaspettato e straordinario strumento di liberazione? Le sollecitazioni che muovono il confronto sono complesse e non sono banalizzabili i processi di riflessione e di intervento che potenzialmente ne scaturiscono. L’esperienza rappresentata dal progetto “Freedom Room”, in cui sia Marco Tortoioli Ricci che Andrea Margaritelli sono stati a vario titolo coinvolti, costituisce un riferimento fondamentale per chi si interroga circa le possibilità che il design sia in grado di rappresentare per qualificare il lavoro e l’esistenza all’interno delle strutture carcerarie. Esso costituisce una sollecitazione preziosa per chiunque rifletta circa il valore di tutti quegli spazi definibili come “moduli abitativi”, cellule forzatamente circoscritte e limitate, da pensare quali entità idealmente capaci – loro più di altre – di reinventarsi in relazione alle necessità e ai bisogni di chi le abita. Pubblicato a seguito della sua presentazione alla Triennale di Milano nel 2013, il laboratorio sul design in carcere “Freedom Room” nasce dalla collaborazione tra la Casa Circondariale di Spoleto, una delle carceri di massima sicurezza italiane, il designer Aldo Cibic e Listone Giordano, nell’ambito delle attività della Cooperativa CoMoDo, dal 2003 attiva nella formazione e qualificazione professionale dei detenuti nel settore del design, della grafica e dell’editoria. In Sardegna il Progetto Fuoriluogo, nato nel 2016 per la ridefinizione di alcuni spazi di vita e di lavoro dell’Istituto Penale per Minorenni dell’isola, modula i propri interventi di design collaborativo a partire da riflessioni e constatazioni analoghe: le condizioni di costrizione e di necessità in cui si trovano a vivere la maggior parte dei detenuti nelle nostre carceri, li ha resi capaci di reinventare con grande originalità gli spazi abitati e la funzione degli oggetti in essi presenti. Chi entra in carcere deve mettersi in ascolto di esperienze che non conosce. L’ascolto è il primo passo verso un operare davvero collaborativo, rispettoso e realmente finalizzato a umanizzare gli spazi della reclusione.