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La manifestazione I libri aiutano a leggere il mondo, nella sua nona edizione dedicata al rispetto della Terra, “Casa comune dell’Umanità”, propone le ultime attività per l’anno 2018, inserite nell’azione di promozione della salute Skill4life, dedicata agli adolescenti della Città Metropolitana di Cagliari. Sviluppata con il Comune, l’Università degli Studi-Dipartimento di Scienze Mediche e Sanità Pubblica, ATS-ASSL, il Liceo Statale Eleonora d’Arborea, il Liceo Statale Euclide e il Centro Universitario Studentesco di Cagliari, l’azione è tesa a sollecitare confronti tra i più giovani e al contempo informare adulti e ragazzi. Ad essere coinvolte sui temi attinenti il benessere, lo sviluppo adolescenziale e i fattori di rischio presenti nella realtà attuale saranno infatti anche le famiglie che saranno sensibilizzate sui fattori di protezione possibili, in modo da favorire la conoscenza ma anche la fruizione dell’offerta dei servizi socio sanitari presenti nel territorio di riferimento, favorendo l’empowerment nei confronti delle sostanze stupefacenti, promuovendo stili di vita sani, comportamenti corretti coi partner, supportando i minori nel superamento di stereotipi, aiutando la crescita autonoma e avviando i ragazzi alla pratica sportiva.

Uno dei primi appuntamenti organizzati in questo ambito, si è svolto il 16 novembre con l’alpinista e scrittore Enrico Camanni, protagonista di un incontro con gli studenti dei Licei Eleonora d’Arborea e Euclide. A Cagliari, Camanni ha presentato il suo ultimo libro “Il viaggio verticale – Breviario di uno scalatore tra terra e cielo” (Ediciclo, 2014).

Il mese di dicembre si apre con un nuovo e atteso incontro organizzato, sempre a Cagliari, martedì 4, nell’Aula Magna del Liceo classico e scientifico Euclide (via Alfonso Ligas, ore 11.30), dal titolo “Ognuno è l’artefice della propria vita – INVITO ALL’OKI DO YOGApasso dopo passo, un percorso per sviluppare al massimo le proprie capacità e diventare maestri di se stessi”.
L’appuntamento col Maestro giapponese Yuji Yahiro vedrà protagonisti circa centocinquanta adolescenti, nonché un folto gruppo di insegnanti, educatori e famiglie, sempre coinvolti nel progetto Skillellé. Yuji Yahiro, attraverso il racconto della sua straordinaria esperienza, introdurrà alla conoscenza della filosofia pratica Oki do. Tra i testi di riferimento, il libro “Oki do – Per apprezzare il valore della vita” (Edizioni Mediterranee, 2012). Al termine dell’incontro, ampio spazio alle domande e al confronto col pubblico. L’incontro è organizzato in collaborazione con la Palestra Centro Macrobiotico di Cagliari.

Yuji Yahiro nasce nel 1951 a Fukuoka, in Giappone. Nella sua famiglia si respira l’aria della tradizione culturale giapponese: il padre discende da un’antica famiglia di samurai, la madre è nipote di un famoso monaco zen. Già dall’infanzia manifesta uno spirito d’indipendenza che lo porta dapprima a contestare l’insegnamento convenzionale e conformista che la scuola elementare vuole impartirgli e poi a rifiutarlo, andando a ricercare, nel confronto diretto delle cose della vita e nella sua capacità di esprimere un pensiero originale, la propria direzione.​ Lascia il Giappone e viaggia per lungo tempo, incontrando tanti uomini e tanti insegnanti, sperimentando le più diverse esperienze di vita, prima in Australia, poi in alcuni paesi dell’Asia. Nel 1973 arriva in Italia e inizia a divulgare lo Shiatsu. Nel 1981, in Svizzera, durante una conferenza internazionale sulla medicina, la filosofia e la pace nel mondo, conosce il Maestro Masahiro Oki: è l’incontro che segnerà la sua vita. Da quel momento decide di diventare suo allievo e di concentrare tutta la sua ricerca sullo studio proposto dal Maestro Oki: l’Oki do. Dopo la scomparsa del Maestro Oki, avvenuta nel 1985 nelle acque di Pesaro, ne intensifica in modo eccezionale lo studio e la diffusione sia in Italia che all’estero. È fondatore e ispiratore della Libera Università Oki do Mikkyo Yoga – ambiente di studio in cui propone il frutto della sua ricerca – e di Earth and Human Harmony Project, associazione con scopi umanitari volta al servizio incondizionato.

Sabato 17 novembre, alle ore 19.00, si svolgerà a Cagliari, nella Sala Archi del Centro culturale Il Lazzaretto, l’ultima iniziativa dell’edizione 2018 della manifestazione I libri aiutano a leggere il mondo. La giovane e promettente attrice Chiara Lutri porterà in scena il monologo teatrale MA LÌ DOVE SONO NATA VORREI TORNARE, regia di Paolo Floris, musiche di Giuseppe Licheri, liberamente tratto dal libro di Giacomo Mameli Come figlie, anzi (edizioni Cuec), che sarà presente e introdurrà il monologo.

Il monologo racconta la vicenda di due donne migranti, Maricica e Feimata che, pur provenienti da due Paesi di due Continenti diversi e lontani fra loro, la Romania e l’Eritrea, sono accomunate da un unico destino: la fuga da una drammaticità quotidiana contrassegnata dalla guerra, dai campi profughi, dalla povertà, dalla violenza domestica e il viaggio verso l’Italia. Qui un lavoro come “badante” offrirà loro la possibilità di un riscatto sociale e la speranza di un futuro migliore per i propri figli. Resiste, però, un sogno: tornare dove sono nate. Con un lavoro, il rispetto, l’indipendenza. Due storie diverse, sulla scena un’unica attrice per raccontare le migrazioni moderne.

Giacomo Mameli
Giornalista. Autore di testi di sociologia economica (“Non avevo un soldo”, “Sedici ore al giorno”, “Sardo sono”, “La Sardegna di dentro, la Sardegna di fuori”) e di testi di narrativa (“La ghianda è una ciliegia”, “Le ragazze sono partite”, “Il forno e la sirena”, “Come figlie, anzi”), tutti editi dalla Cuec. È direttore artistico del festival letterario “Settesere, settepiazze, settelibri” di Perdasdefogu.

Chiara Lutri
Caserta, 1994. Ha studiato a Catania presso la scuola di recitazione Giovanni Grasso e a Roma presso Fondamenta – La scuola dell’attore, diretta da Giancarlo Sammartano. Consegue il diploma nel 2018. All’esterno del percorso accademico ha affrontato percorsi formativi con Giorgia Trasselli, Alessandro Quarta, Ivana Chubbuck, Massimo de Ceccon, Massimo de Rossi, Graziano Piazza, Francis Pardeilhan. Comincia il suo percorso lavorativo a Catania, diretta da Giuseppe Carbone (2014/2015). Dal 2016 partecipa al festival “Le Dionisiache” al Teatro Antico di Segesta dove è andata in scena diretta da Sergio Basile (di Pier Paolo Pasolini 1960, 2016 ) e Giancarlo Sammartano (Oreste di Euripide, 2017 ).

Paolo Floris
Ha studiato a Cagliari presso la Scuola d’arte drammatica AKROAOMA e a Roma presso FONDAMENTA – la Scuola dell’Attore in cui si diploma nel 2013. Studia il genere della narrazione teatrale frequentando il laboratorio permanente di teatro di narrazione a Roma diretto da Giancarlo Fares e portando in scena quattro spettacoli di cui è anche autore e regista. A partire dal 2008 è protagonista di vari cortometraggi, lavora per la televisione e per il web, è interprete in numerose opere teatrali. Nel 2013 vince il primo premio al Festival nazionale Cagliari Teatro in corto con il corto teatrale IL MIO COMPLEANNO e il primo premio al Festival della drammaturgia italiana Schegge d’autore con I LEONI NON SI ABBRACCIANO, per il quale riceve anche il premio speciale della giuria al festival Drammaturgica 2014 a Roma. Dall’incontro con Giacomo Mameli e Ascanio Celestini nasce, nel 2017, lo spettacolo STORIA DI UN UOMO MAGRO, presentato in prima nazionale all’Università Luiss Guido Carli di Roma.

Si avvia a conclusione la serie di iniziative cagliaritane svolte nell’ultimo mese e ospitate nella magnifica location dello storico Lazzaretto del Borgo Sant’Elia, inserite nel programma della nona edizione della rassegna I libri aiutano a leggere il mondo.
Ancora un incontro importante che, in coerenza col tema della manifestazione – “Siamo terra” – va a toccare dei temi delicati e controversi, su questioni che mettono in gioco la salvaguardia e il rispetto del pianeta e  la salute degli esseri che in esso vivono.

Venerdì 16 novembre, alle 18.30, partendo dal libro Malaterra – Come hanno avvelenato l’Italia(Laterza, 2018), l’autrice e esperta giornalista Marina Forti, ci porta in alcuni dei luoghi più inquinati d’Italia, raccontandoci le storie, le bonifiche mancate, la mobilitazione dei cittadini, l’emergere di una coscienza ambientalista, lo scontro tra le ragioni del lavoro e quelle della salute.
 Introduce e modera l’incontro la giornalista Paola Pintus.

Per decenni gli scarti delle attività industriali sono finiti nella terra che abitiamo. Il fumo delle ciminiere ha impestato l’aria; gli scarichi hanno avvelenato l’acqua. Conviviamo, e conviveremo a lungo, con la diossina nei giardini pubblici, il piombo nei terreni, il Pcb e gli idrocarburi nelle falde idriche. Malaterra è un libro importante che descrive nove storie italiane, ben conosciute, come il dramma di Taranto o la saga infinita di Porto Marghera o altre scomparse troppo presto dai media nazionali, come il caso a noi più vicino di Portoscuso nel Sulcis iglesiente.
Grazie a una ricostruzione dettagliata e scientifica, l’abile giornalista ci aiuta a capire l’entità della pesantissima eredità lasciata dal processo di industrializzazione condotto nel secolo scorso in Italia ed esamina, con la giusta sensibilità, alcuni passaggi fondamentali della storia recente, come il ruolo chiave svolto dal comparto chimico, considerato per anni una fonte inesauribile di posti di lavoro, ottima soluzione a tutti i mali.

Si valuta che per ripulire l’Italia servirebbero, oggi, almeno 30 miliardi di euro, che dovrebbero essere a carico di quelle aziende e compagnie private che hanno la principale responsabilità, ma che si sono sempre guardate bene dal farlo, per riparare, per quanto possibile, i danni causati dal profitto a ogni costo.
Sono stati commessi tanti errori di sistema, dovuti all’assenza di una visione e al termine del ciclo di vita, per queste industrie nessuno ha pensato a pianificare un processo di riconversione, come è avvenuto con esiti più o meno positivi in altri paesi.
Ma fortunatamente ci sono anche le comunità che non si arrendono, i comitati, le associazioni e le organizzazioni chiedono a gran voce che si possa fare qualcosa per trovare delle soluzioni.

Marina Forti
Giornalista, ha lavorato per quasi trent’anni al quotidiano “Il manifesto”, dove si è occupata di immigrazione, ambiente e attualità internazionale, ricoprendo gli incarichi di caporedattore e caposervizio esteri. Come inviata ha viaggiato a lungo in Iran, nel subcontinente indiano e nel sud-est asiatico, ma occasionalmente anche nelle Americhe. Dal 1998 al 2012 ha curato una rubrica terra terra, storie di ambiente e conflitti per le risorse naturali, che ha ricevuto nel 1999 il premio “giornalista del mese”, noto come Premiolino. Da tale rubrica ha ereditato il nome il suo blog, terra terra on line – cronache da un pianeta in bilico.
Ha pubblicato La signora di Narmada. Le lotte degli sfollati ambientali nel Sud del mondo (Feltrinelli 2004, premio Elsa Morante per la comunicazione 2004) e Il cuore di tenebra dell’India. Inferno sotto il miracolo (Bruno Mondadori 2012).

Paola Pintus
Giornalista professionista, esperta di comunicazione e pubbliche relazioni. Ha collaborato con testate giornalistiche televisive e cartacee fra cui L’Unione Sarda, Sardegna Uno TV, Il Sole 24 Ore.
Attualmente è editorialista della testata Tiscali News Italia e collabora con Il Fatto Quotidiano

La nostra storia ha svoltato alla fine degli anni Settanta. Ha preso un tornante di montagna, uno di quei gomiti stretti che sfidavano le rocce del Caporal sulla vecchia statale della Valle dell’Orco. Prima avevamo il sole in fronte, dopo ci scaldava la schiena. Per mesi, anni, abbiamo guidato ubriachi pestando sull’acceleratore del disincanto, e solo nella monotonia del rettilineo qualcuno si è finalmente accorto che mancavano dei compagni. I migliori se n’erano andati, i più fragili, i più sensibili. Per loro era finito il tempo. Per noi era un altro viaggio.

In dirittura d’arrivo gli incontri organizzati dall’Associazione Malik per la tappa cagliaritana della nona edizione della rassegna “I libri aiutano a leggere il mondo – Siamo terra”.

Si riparte da giovedì 15 novembre, alle ore 19.00 con l’incontro sui temi del libro VERSO UN NUOVO MATTINO – LA MONTAGNA E IL TRAMONTO DELL’UTOPIA, con Enrico Camanni, giornalista, scrittore e alpinista e il giornalista Simone Spada che introdurrà e modererà l’appuntamento.

La mattina successiva l’autore incontrerà i ragazzi del Liceo Eleonora d’Arborea e del liceo Euclide per l’avvio dell’Azione Skill for life – Skillellé pronti per il mondo.

Enrico Camanni, attraverso la passione per l’alpinismo è approdato in giovane età al giornalismo di montagna, alternando lo studio con il lavoro di redazione. Ha scalato molto su tutte le Alpi, aprendo una decina di vie nuove e ripetendo circa ottocento itinerari di roccia e ghiaccio. È stato membro del Gruppo Alta Montagna e ha insegnato alla Scuola nazionale di Alpinismo Giusto Gervasutti e alla Scuola nazionale di Scialpinismo della Sucai di Torino. Nel 1985 ha fondato il mensile Alp e dal 1999 collabora con il quotidiano La Stampa, nelle pagine culturali e in cronaca.
Ha scritto migliaia di articoli, commenti, recensioni e saggi sulla storia dell’alpinismo, l’ambiente e le tematiche alpine, collaborando con numerosi giornali quotidiani e periodici tra cui Airone, Il sole 24 ore, La Stampa, Panorama, L’Unità, Meridiani, Specchio, L’Indice, Il Giornale dell’Architettura e Il Manifesto.
In quarant’anni di attività pubblicistica e di ricerca, ha gradualmente allargato i suoi interessi dall’alpinismo alla storia delle Alpi e alle problematiche dell’ambiente alpino, in particolare dal punto di vista umano, unendo più discipline e competenze.
Allo stesso tempo si è dedicato alla narrativa, pubblicando alcuni racconti e sei romanzi ambientati in diversi periodi storici.

L’ultimo libro, che verrà presentato a Cagliari giovedì 15 novembre, “Verso un nuovo mattino – La montagna e il tramonto dell’utopia” è stato pubblicato da Laterza nel 2018.

«Com’è cominciato il Nuovo Mattino?»
 «Non so, è complicato, fammici pensare.» 
«Ma esiste un inizio? Sarebbe importante.»


Difficile stabilire una data precisa, ma l’autore la indica nel 1972 con un provocatorio articolo firmato dal giovane brillante scalatore Motti per la Rivista mensile del Club Alpino Italiano. Un articolo che parla dei “falliti della montagna”,
 uno scritto in cui “svela i tormenti e le speranze della sua generazione”.

All’inizio degli anni Settanta nasce un movimento ribelle. Con stile coinvolgente Camanni riesce 
a far rivivere le idee di quel gruppo di ragazzi che volevano realmente cambiare il mondo
 dell’alpinismo, svecchiarlo e donargli una nuova vita.

Sono giovani contestatori dai capelli lunghi e dagli abiti irriverenti. Solo che alle piazze preferiscono le montagne e cercano in parete il loro altrove e un diverso rapporto con la vita e con la natura. Li chiamano i ragazzi del Nuovo Mattino e questa è la loro storia, utopistica e tragica. Le storie di questo libro raccontano il passaggio dall’utopia del Nuovo Mattino alla materialità delle prestazioni sportive, dall’incertezza del sogno alle sirene del mercato. Disegnano la metafora della società italiana e di quello che siamo oggi.

Il Nuovo Mattino, quello passato alla storia come “il ’68 dell’alpinismo”, in realtà prese piede un po’ più tardi, nel 1972 per esaurirsi nel 1975: tra anni intensi in cui quei ragazzi che affrontavano le pareti “in jeans e maglietta con i capelli al vento e una fascia per tenerli assieme”, provarono a distruggere i miti apparentemente infrangibili di un alpinismo retrivo e ottusamente conservatore. Un alpinismo legato a un eroismo e a un tecnicismo che cozzavano con la ventata di aria fresca portata dal Nuovo Mattino che ebbe in Gian Piero Motti il suo cantore e in Enrico Camanni il suo più autorevole storico oltre che testimone.

Nel libro la storia di questo “movimento” rinnovatore dell’alpinismo viene ripercorsa con dettaglio e maestria, attingendo non solo ai ricordi dell’autore, ma soprattutto alle fonti originali, articoli e testimonianze dei protagonisti.

È l’inizio di una 
vera e propria rivoluzione culturale per chi fino a quel momento viveva l’ascesa come un 
momento epico: nella visione del Nuovo Mattino la vetta non è più il fine ultimo, perché nel
 Nuovo Mattino non c’è alcun fine. L’unico fine è il viaggio del quale deve far parte la “serena accettazione dei propri limiti”.

Enrico Camanni
Alpinista e giornalista torinese, ha fondato e diretto il mensile “Alp” e la rivista internazionale “L’Alpe”. Oggi collabora con “La Stampa”. Ha scritto libri di storia e letteratura dell’alpinismo, trattando le Alpi contemporanee con La nuova vita delle Alpi (Bollati Boringhieri 2002), Il Cervino è nudo (Liaison 2008) e Storia delle Alpi (Biblioteca dell’Immagine 2017). Ha scritto sei romanzi ambientati in diversi periodi storici e ha curato i progetti scientifici del Museo delle Alpi al Forte di Bard, del Museo interattivo al Forte di Vinadio e del Museo della Montagna di Torino. È vicepresidente dell’associazione “Dislivelli”.

Simone Spada
Giornalista, scrittore e social media manager, collabora da diversi anni con alcuni quotidiani online nazionali e sardi, tra i quali Sardinia Post, Vistanet Cagliari, Rivista Contrasti, Basket Live ed ha acquisito una notevole esperienza in ambito radiofonico sia come autore che come speaker a Radio Press, Unica Radio e Radio Super Sound. Specializzato nel settore sportivo. Autore del romanzo “Solo per te” pubblicato nel 2010. Collabora con alcune associazioni nella cura della comunicazione musicale e artistica di festival e seminari, e ha aiutato aziende e associazioni a migliorare il proprio posizionamento sui social media con campagne stampa di buon successo.

Camminatore infaticabile e sensibilissimo osservatore della natura, Daniele Zovi sarà presente a Cagliari per l’ultimo incontro di questa settimana, COME RISCOPRIRE LO SPIRITO DEL BOSCO, domenica 11 novembre alle ore 19.00, al Centro Culturale Il Lazzaretto di Cagliari.Introduce e modera Gianluca Cocco, Direttore del Servizio sostenibilità ambientale e sistemi informativi della Regione Sardegna.

Daniele Zovi, appassionata guardia forestale e scrittore, ha pubblicato un manuale d’amore, ”Alberi sapienti, antiche foreste – come guardare, ascoltare e avere cura del bosco” (Utet, 2018), per raccontare, con competenza e passione, storie di boschi e foreste per portarci a recuperare un legame con gli alberi, imparando a conoscerli e amarli Un modo per ritrovare noi stessi, per metterci in contatto con le nostre radici.

«Se si sta dentro un bosco in posizione di ascolto, prima o poi si avverte, si intuisce la presenza di un flusso di energia che circola tra i rami, le foglie, le radici. Talvolta è un sussurro, altre volte strepiti e grida. È come se le piante parlassero tra loro.» Daniele Zovi, negli anni, questi suoni ha imparato ad ascoltarli e interpretarli: ha attraversato i sentieri che tagliano i boschi alpini di conifere, ha perlustrato le antiche foreste croate e slovene, si è arrampicato fino alle cime dei Picos de Europa, in Spagna, ha contemplato il più vecchio eucalipto al mondo, il Giant Tingle Tree, in Australia; seguito i semi dell’abete rosso vorticare nel vento prima di atterrare sulla neve o la chioma contorta di secolari pioppi bianchi grandi come piazze; ha rincorso le specie pioniere, gli alberi coloni che si sviluppano in territori abbandonati; analizzato cortecce e radici, fronde e resine…

Un bosco, ci dice, non è solo l’insieme degli alberi che lo compongono, e neppure la somma di flora e fauna. Un bosco è il risultato di azioni e reazioni, alleanze e competizioni, crescita e crolli. Un mondo mobile, che sebbene continuiamo a sforzarci di studiare e catalogare, limitare e controllare, resterà sempre un selvaggio, vibrante spazio di meraviglia. Zovi guida il lettore in questo spazio, addentrandosi sempre più nel folto della foresta, alla ricerca dello spirito del bosco. Una ricerca che, pagina dopo pagina, appare sempre più come una ricerca del nostro spirito. Il libro ha ricevuto la Menzione speciale al Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti” per la letteratura di montagna.

Daniele Zovi
Nato a Roana e cresciuto a Vicenza, si è laureato in Scienze Forestali a Padova e per quarant’anni ha prestato servizio nel Corpo Forestale dello Stato, prima come ufficiale e poi come dirigente. Nel 2017 è stato nominato generale di brigata del comando carabinieri-forestale del Veneto ed è uno dei maggiori esperti in materia di animali selvatici, autore di diversi trattati sul tema.

Gianluca Cocco
Laureato in ingegneria, è dirigente della Regione Autonoma della Sardegna dal 2011. Attualmente è Direttore del Servizio sostenibilità ambientale e sistemi informativi all’Assessorato della difesa dell’ambiente. È stato libero professionista, ufficiale dell’Aeronautica Militare, ingegnere a Roma per Telecom Italia Mobile – TIM (1997-1999) e Ufficiale del Corpo Forestale e di vigilanza ambientale (CFVA) della Regione Sardegna (1999 – 2011).

La serata del 4 novembre chiude la terza edizione del Festival Transistor – Nuove generazioni e.mo.ti.con (memoria emotiva), alle ore 19.00, con il progetto Stregoni di Johnny Mox and Above the Tree: STREGONI BAND LIVE A project about music & migration  ( con associazione Here I Stay / Cada Die Teatro). 

Quanto sappiamo delle storie e della musica che i migranti portano nelle nostre città? Stregoni è un tentativo di comprendere, attraverso il linguaggio del suono, ciò che accade all’interno e all’esterno dei confini dell’Europa, che vive un momento di profonda crisi politica. Johnny Mox e Above The Tree prendono la musica che i rifugiati e richiedenti asilo ascoltano e hanno sul proprio smartphone per creare loop in tempo reale, frammenti sonori su cui costruire composizioni originali. I telefoni cellulari sono lo strumento narrativo principale nel progetto Stregoni e in questi viaggi nomadi digitali. Raggiungere l’Europa senza uno smartphone è quasi impossibile. Il credito telefonico viene utilizzato al posto del contante come mezzo di pagamento per acquistare beni di consumo e i telefoni cellulari offrono preziosi strumenti di navigazione GPS, in grado di memorizzare centinaia di immagini e video e, soprattutto, molta musica.

Quella musica è il punto di partenza del progetto: electro-tribalismo, hip hop, psichedelia, afro e gospel si fondono con la musica che suona attraverso le cuffie dei migranti respinti.Quella musica è il punto di partenza del viaggio Stregoni. Una colonna sonora che mira a raccogliere le voci e i suoni delle persone che lottano lungo i confini del Vecchio Continente. Electro-tribalismo, hip hop, psichedelia, afro e gospel si fondono con la musica che suona attraverso le cuffie dei migranti respinti. Da uno spettacolo all’altro, musicisti con origini diverse condivideranno il palco con Johnny Mox e Above The Tree, in un puro esperimento di magia.

L’obiettivo finale del progetto Stregoni è quello di diffondere il vero suono dell’Europa di oggi, camminare sulle orme dei migranti da Lampedusa a Malmo e in un lungo viaggio verso nord durante le riprese di un documentario. Dirà di un’Europa diversa, non dell’Europa che chiude i suoi confini e che finora non è stata in grado di sviluppare una forte risposta politica a questa crisi umanitaria globale.

Lunedì 5 novembre, al Teatro La Vetreria, a partire dalle ore 16, si terrà STREGONI BAND SHOW CASE, un laboratorio musicale multiculturale diretto da Johnny Mox, Above the Tree, Jobe Baboucarr ed Emme Godspower (un’iniziativa firmata Cada Die Teatro, Associazione Malik, Carovana SMI, Here I Stay, La Carovana).